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Nuove droghe e mortalità – E poi arrivarono i “nitazeni”…

- 23/10/2025
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Reportage sull’emergenza sanitaria silenziosa che minaccia famiglie e giovani. Sintetizzati negli anni ’50 e scartati per l’eccessiva pericolosità, questi derivati chimici sono riapparsi sul mercato nero. Dopo il decesso a Brunico, scatta l’allerta nazionale.

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di GIUSEPPE BEVACQUA

NITAZENI – Il silenzio della provincia italiana è stato rotto da un’allerta sanitaria che segna un punto di non ritorno. A Brunico, in provincia di Bolzano, un uomo di 28 anni è morto. Non per eroina, non per cocaina, e nemmeno per quel Fentanyl che terrorizza il Nord America e che l’Italia osserva con crescente preoccupazione. L’analisi tossicologica ha rivelato un nome nuovo, sconosciuto ai più e terrificante per gli addetti ai lavori: Protonitazepina.

È un nitazene. È la prima vittima ufficialmente accertata in Italia di una nuova, devastante famiglia di oppioidi sintetici, ricomparsa sul mercato illecito globale solo dal 2019, ma che affonda le sue radici negli anni ’70.

Mentre il sistema sanitario nazionale e le forze dell’ordine stanno ancora affilando le armi per affrontare la potenziale ondata di Fentanyl, il mercato illegale ha già fatto un salto quantico, introducendo una sostanza che, per alcuni suoi analoghi, è stimata essere fino a 40 o 50 volte più potente del Fentanyl stesso (che a sua volta è circa 50 volte più potente dell’eroina).

È un’emergenza nell’emergenza, che trova giovani, famiglie e persino molti operatori sanitari quasi totalmente impreparati.

Il Ritorno degli “Oppioidi Maledetti”

Nitazeni

La storia dei nitazeni è un paradosso della ricerca farmaceutica. Furono sintetizzati per la prima volta tra gli anni ’50 e ’60 nei laboratori svizzeri della Ciba-Geigy (oggi Novartis) come potenziali alternative alla morfina per la gestione del dolore.

La loro efficacia analgesica era eccezionale, ma i ricercatori si scontrarono con un ostacolo insormontabile: un indice terapeutico estremamente sfavorevole.

In parole semplici, la finestra tra la dose necessaria per togliere il dolore e quella in grado di provocare una depressione respiratoria fatale era quasi inesistente. Bastava un errore millimetrico nel dosaggio per uccidere il paziente. A causa di questo profilo di rischio inaccettabile e dell’elevato potenziale di dipendenza, lo sviluppo fu interrotto. I nitazeni non sono mai stati approvati per uso medico e sono stati chiusi nei cassetti della ricerca scientifica.

Fino al 2019.

Quello che stiamo vedendo è un fenomeno di “archeologia farmacologica” illecita. I chimici clandestini, attingendo alla letteratura scientifica storica (le cui formule sono di dominio pubblico), hanno “riscoperto” queste molecole dimenticate.

La loro riemersione è strategica:

  1. Sintesi Semplice: Non richiedono precursori chimici sottoposti a controlli internazionali stringenti.
  2. Potenza Estrema: Offre un vantaggio logistico enorme. Piccolissime quantità possono essere contrabbandate facilmente per produrre migliaia di dosi, massimizzando i profitti.
  3. Aggiramento dei Controlli: Essendo molecole “nuove” sul mercato, sfuggono inizialmente ai test antidroga standard e alle tabelle delle sostanze stupefacenti.

Il Pericolo: Cosa Devono Sapere Famiglie e Operatori

Allarme nitazeni

La potenza è il loro primo e più letale attributo. Ma gli effetti tossici sono ciò che rende l’allerta così urgente.

Come tutti gli oppioidi, chi li assume cerca euforia (“rush”) e profondo rilassamento. Ma questi effetti sono legati a una tossicità acuta gravissima.

Per le famiglie e i giovani: Il pericolo più grande è la contaminazione occulta. I nitazeni non vengono (ancora) venduti con la loro etichetta. Vengono usati per tagliare altre sostanze, come eroina e cocaina, o pressati in finte pasticche di ansiolitici (benzodiazepine) o altri antidolorifici (come l’ossicodone).

Un giovane può morire di overdose da nitazeni credendo di aver assunto una semplice pastiglia comprata sul web o una dose di cocaina. I segni classici dell’overdose da oppioidi ci sono tutti: sonnolenza profonda fino all’incoscienza, capogiri, e miosi (le pupille che diventano “a spillo”).

Per gli operatori sanitari e i soccorritori: I nitazeni presentano sfide cliniche specifiche che complicano il soccorso.

  • Aritmie Cardiache: Il caso di Brunico è emblematico. La morte non è stata causata solo dalla depressione respiratoria, ma anche da significative alterazioni dell’attività elettrica cardiaca (aritmie fatali).
  • “Wooden Chest Syndrome”: Come per il Fentanyl, i nitazeni possono indurre la “sindrome del torace di legno”, una rigidità involontaria e severa dei muscoli del torace che rende la respirazione impossibile e può ostacolare persino la ventilazione meccanica durante la rianimazione.

La Risposta: riduzione del danno prima che sia tardi

L’Italia si trova di fronte a un nemico chimico di cui sa ancora poco e per cui non esistono protocolli rodati. Le politiche basate unicamente sulla repressione e sulla messa al bando di singole sostanze si dimostrano fallimentari: ogni volta che una droga viene bandita, il mercato risponde con una più potente e non ancora regolamentata.

La risposta deve essere immediata e focalizzata sulla riduzione del danno e sulla prevenzione delle morti.

  1. Distribuzione capillare di Naloxone: Il Naloxone è l’antidoto salvavita che inverte l’overdose da oppioidi. Data l’estrema potenza dei nitazeni, potrebbero essere necessarie dosi multiple di antidoto. È fondamentale che il Naloxone sia disponibile gratuitamente e a bassa soglia non solo nei servizi per le dipendenze, ma anche per i familiari, gli amici delle persone che usano sostanze, le forze dell’ordine e il personale dei luoghi pubblici.
  2. Sistemi di Allerta Rapida: È cruciale che laboratori, ospedali e forze dell’ordine comunichino in tempo reale la scoperta di queste sostanze sul territorio, per informare immediatamente i servizi di soccorso e le comunità a rischio.
  3. Informazione Non Allarmistica: Servono campagne urgenti, basate sull’evidenza, rivolte ai giovani e ai consumatori occasionali sul rischio di contaminazione. L’avvertimento deve essere chiaro: “Non puoi sapere cosa c’è davvero nella dose che stai assumendo”.

I nitazeni non sono “l’ennesima droga”. Rappresentano un cambio di paradigma nella crisi degli oppioidi, combinando una tossicità estrema con una diffusione occulta. Il decesso di Brunico non è un caso isolato; è il primo segnale di una tempesta chimica che sta raggiungendo l’Italia.

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