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Tragedia di via Marturano a Palermo: l’autopsia conferma la morte sul colpo. Lavoro irregolare e due indagati

- 15/04/2026
via marturano
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Non c’è stato alcuno scampo. Un volo di trenta metri nel vuoto, poi lo schianto sulla copertura di un’officina. I primi risultati dell’autopsia sui corpi di Najahi Jaleleddine, 41enne tunisino, e Daniluc Tiberi Mihai, 49enne rumeno, restituiscono i contorni di una morte tanto istantanea quanto atroce. L’esame clinico ha infatti evidenziato traumi gravissimi e diffusi, con uno schiacciamento fatale di ossa e vertebre e lesioni craniche irreversibili. Un quadro che non ha lasciato alcun margine di sopravvivenza ai due operai, precipitati in via Ruggero Marturano a Palermo a causa dell’improvviso cedimento del braccio della gru su cui stavano operando all’interno di un cestello.

Mentre si piangono le vittime, la macchina della giustizia accelera per ricostruire le responsabilità di quello che si profila come l’ennesimo dramma nei cantieri. Il fascicolo è aperto e coordinato dal pm Daniele Sansone. In queste ore, gli specialisti della Polizia Scientifica e i tecnici incaricati stanno passando al setaccio ogni elemento utile per comprendere le cause del cedimento strutturale. La gru è stata ispezionata minuziosamente anche dall’alto, attraverso l’impiego di un’autoscala, e lo stesso livello di attenzione è stato riservato all’officina del gommista Gammicchia, il cui tetto ha fatto da tragico capolinea al braccio metallico spezzato. L’inchiesta si muove speditamente e ha già portato alle prime iscrizioni nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di omicidio colposo. A risponderne, al momento, sono il titolare della Ediltec Costruzioni srl, l’azienda che aveva noleggiato la gru dalla ditta Agliuzza per eseguire gli interventi, e il committente dei lavori, proprietario dell’attico al nono piano verso cui era proteso l’impianto.

A rendere il quadro ancora più amaro e inaccettabile sono le indiscrezioni che filtrano dagli accertamenti in corso. Dai primi riscontri investigativi, infatti, emergerebbe una forte probabilità che Jaleleddine e Mihai stessero lavorando in condizioni di irregolarità contrattuale. Come se non bastasse, sembra che i due operai stessero operando a trenta metri di altezza senza il rispetto delle più elementari prescrizioni di sicurezza previste per il lavoro in quota. Dettagli su cui gli inquirenti stanno cercando conferme definitive, ma che rischiano di trasformare la fatalità di un guasto meccanico nelle conseguenze di un sistema di irregolarità diffusa.

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