I programmi cancellati dai rancori: l’insofferenza alle critiche trasforma il dibattito elettorale in uno scontro permanente a danno dei messinesi.

Si respira un’aria pesante, in questi giorni, a Messina. Un’aria intollerabile che finisce per ammorbare la città intera, proprio nel momento in cui avrebbe più bisogno di respirare a pieni polmoni. Le schermaglie di questa campagna elettorale, che dovrebbero essere il naturale sale della democrazia, sono purtroppo scadute nell’offesa personale. La politica, quella vera, sembra aver fatto le valigie, lasciando il posto al rancore.
In un passaggio così delicato, la logica vorrebbe che i cittadini venissero informati. Che potessero ascoltare programmi, confrontare visioni, capire quale idea di futuro e quale servizio i candidati intendano offrire. Invece, siamo costretti ad assistere a un teatrino fatto di personalismi e di liti da cortile, dove volano stracci e parole grosse. E continuiamo a registrare, quasi quotidianamente, repliche e contro-repliche su questioni che con l’etica pubblica e con lo svolgimento di una “normale” e costruttiva campagna elettorale non hanno nulla da spartire.
C’è un dettaglio, in particolare, che lascia l’amaro in bocca. Non appena si prova a sollevare un tema, avanzando una critica anche minima e legittima sull’operato della passata amministrazione, si alza un muro. La reazione da parte dell’entourage dell’ex sindaco non è quasi mai la spiegazione pacata o il confronto sui fatti, ma la stizza. Una veemenza che trasforma il dibattito in un perenne scontro verbale.
Ma i candidati credono davvero che pubblicheremo questo squallido ping pong? Ed anche se lo facessimo (e qualcuno lo fa) che immagine daremmo della Messina Politica? Il livore politico porta solo altro livore e perdita di tempo, prezioso.
Tra offese personali e l’incapacità di accettare il dissenso, la campagna elettorale dimentica il futuro della città e allontana definitivamente gli elettori.
Ma a chi giova tutto questo? A chi serve questa dialettica avvelenata? Di certo non ai cittadini. I messinesi, che ogni giorno affrontano i problemi reali del territorio, non sanno che farsene dello spregio e dell’attacco. Si aspetterebbero, piuttosto, proposte e controproposte concrete. Idee su come far funzionare le cose e su come amministrare la cosa pubblica. In cosa consiste il programma dell’unica candidata donna del centrosinistra Antonella Russo? Qual è la visione del candidato del centrodestra e rappresentante di una parte del civismo Marcello Scurria? Come si articola la tanta sbandierata quanto fantomatica “FASE 3” dell’ex sindaco Federico Basile? Fino a qui nulla di tutto questo. E che nessuno dica che è ancora presto per trattarne!
Oggi Messina rischia di trasformarsi in un grande cortile da bassifondi, dove l’odio politico viene sparpagliato ed urlato da balcone a balcone e a piene mani, senza alcun pudore. Un atteggiamento che non fa altro che alimentare il caos e la confusione tra gli elettori. Eppure, la buona politica dovrebbe essere un’altra cosa: dovrebbe essere la fatica di costruire, non la facilità di tentare di distruggersi a vicenda.




