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Un miliardo per il Sud ferito: il decreto del CdM per la furia di Harry e il crollo di Niscemi

- 18/02/2026
meloni a niscemi
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ROMA – Alla fine le risorse sono arrivate. Oltre un miliardo di euro sul tavolo del Consiglio dei Ministri per provare a ricucire le ferite di un Sud flagellato da un inizio 2026 da incubo. Il governo ha approvato il decreto legge e le delibere di protezione civile necessarie per fronteggiare i danni catastrofici causati dal ciclone Harry e dalla frana che sta inghiottendo pezzi di Niscemi. Un pacchetto complessivo che include i 100 milioni già stanziati in urgenza a fine gennaio, destinato a famiglie e imprese di Sicilia, Calabria e Sardegna.

La decisione è arrivata nel tardo pomeriggio, al termine di una riunione a Palazzo Chigi descritta come “tecnica ma politicamente pesante”. La premier ha dato il via libera a uno stanziamento che prova a rispondere alla doppia emergenza: quella immediata, fatta di tetti scoperchiati e aziende agricole in ginocchio per il vento, e quella strutturale, drammaticamente visibile nelle immagini che arrivano dal nisseno. Il decreto prevede indennizzi rapidi per la ripresa delle attività economiche e fondi per la messa in sicurezza idrogeologica, con una procedura semplificata per scavalcare le lungaggini burocratiche che spesso in passato hanno congelato gli aiuti post-calamità.

Un miliardo per il Sud ferito: il decreto del CdM  per la furia di Harry e il crollo di Niscemi

Per capire il peso di quel miliardo bisogna riavvolgere il nastro di poche settimane. Il ciclone Harry non è stato una semplice ondata di maltempo, ma un vero e proprio “Medicane” (uragano mediterraneo) che tra il 16 e il 23 gennaio ha scaricato la sua furia sulle isole maggiori e sulla punta dello Stivale. In Sicilia si sono registrate onde alte fino a 10 metri a Catania e raffiche che hanno piegato infrastrutture portuali e ferrovie. In Sardegna e Calabria l’agricoltura conta danni per centinaia di milioni. E poi c’è Niscemi. Qui il dramma non è arrivato dal cielo ma dalla terra. La riattivazione della storica frana — un mostro geologico che dormiva dal 1997 — ha creato uno scenario spettrale: 1.500 sfollati, case sospese nel vuoto e quel fronte di smottamento di 4 chilometri che avanza verso valle, minacciando di isolare completamente il centro abitato.

«È una risposta dovuta e immediata», i fondi saranno gestiti dai commissari delegati (i presidenti di Regione), che dovranno agire in deroga alle normative ordinarie per i cantieri. La priorità è duplice: dare un tetto a chi lo ha perso a Niscemi e permettere alle aziende agricole siciliane e sarde di non perdere l’annata dopo la devastazione dei raccolti. Resta l’incognita della prevenzione: un miliardo serve a riparare, ma per mettere in sicurezza un territorio fragile come quello meridionale, secondo i geologi, ne servirebbero molti di più.

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