Il monito dei magistrati smentisce la narrazione di chi, in Consiglio comunale, aveva ridotto il fenomeno a zero. Per la Corte d’Appello l’abbandono resta una «piaga sociale» che «fagocita» i ragazzi nei contesti criminali.

MESSINA — La fotografia scattata durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 è nitida e preoccupante. Al centro della relazione del Presidente della Corte d’Appello, Luigi Lombardo, c’è un’analisi spietata della condizione giovanile nel distretto. I numeri del Tribunale per i Minorenni raccontano un cambiamento non solo quantitativo, ma qualitativo: la devianza è diventata «sempre più efferata e brutale», con la violenza che ormai riveste un ruolo centrale nelle dinamiche criminali.
Se il settore penale della Corte ha registrato un aumento delle sopravvenienze del 45%, a preoccupare è la tipologia dei reati. Le misure cautelari riguardano quasi sempre delitti a «connotazione violenta». Il dato più eloquente è quello sulle lesioni personali aggravate: rappresentano quasi il 50% dei casi di misura cautelare e, con 64 nuove iscrizioni, costituiscono la fattispecie più ricorrente nel registro delle notizie di reato. Non si tratta più solo di ragazzate, ma di maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e resistenza a pubblico ufficiale.
Truffe agli anziani e droga
Tra le pieghe della relazione emerge un fenomeno odioso: il reclutamento di minori per truffare gli anziani. Bande organizzate utilizzano giovanissimi per l’adescamento telefonico e l’ingresso nelle case delle vittime, fingendosi avvocati o forze dell’ordine per sottrarre denaro e gioielli. Resta altissimo l’allarme droga. L’accesso agli stupefacenti avviene a età sempre più basse: oltre un terzo dei consumatori ha provato la cannabis a 14 anni o meno. Un mercato fiorente che vede i criminali adulti utilizzare sempre più spesso i minorenni per lo spaccio al minuto, anche all’interno delle scuole.
La crisi della famiglia e la «piaga» scolastica

Il vero imbuto del sistema resta però il settore civile, che gestisce una mole di lavoro quasi cinque volte superiore al penale (1.484 nuove iscrizioni contro 301). Qui si consuma il dramma di una genitorialità «sempre meno preparata»: sono stati ben 233 i ricorsi per la decadenza o limitazione della responsabilità genitoriale. La famiglia, invece di essere rifugio, diventa spesso il luogo dove il bambino sperimenta la violenza per la prima volta o viene «triangolato» nei conflitti di coppia.
Sullo sfondo, quella che la relazione definisce una «piaga sociale»: la dispersione scolastica (ma come? In consiglio comunale c’era chi l’aveva liquidata come inesistente?). Mentre in qualche aula di Palazzo Zanca si è tentato di derubricare il fenomeno a problema marginale, se non addirittura inesistente, la realtà giudiziaria irrompe con la forza di una sentenza inappellabile. La dispersione scolastica a Messina non è un’invenzione dei pessimisti: è, testualmente, una «piaga sociale ben lungi dall’essere debellata». Lo mette nero su bianco la relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, smentendo clamorosamente chi aveva provato a voltare lo sguardo altrove.
L’abbandono precoce degli studi, unito al consumo di sostanze, crea un mix letale che spinge i ragazzi verso le organizzazioni criminali, viste erroneamente come unica via per ottenere riconoscimento sociale e denaro facile.
Il Procuratore della Repubblica per i minorenni segnala, nella sua relazione, con preoccupazione la «centralità» delle segnalazioni per abbandono scolastico, descrivendo uno scenario che non ammette sottovalutazioni. Il rischio, evidenziato con parole durissime, è che questi ragazzi, una volta lasciati i banchi, vengano «rapidamente fagocitati in contesti delinquenziali». Senza istruzione e senza prospettive, diventano manovalanza facile per le organizzazioni criminali, trovando lì quell’unico «riconoscimento sociale ed economico» che le istituzioni non hanno saputo garantire. Altro che fenomeno inesistente: è l’emergenza primaria su cui si gioca il futuro della legalità in città.




