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Messina, rubinetti a secco al Rione Carrubara: il caso finisce in Prefettura

- 26/01/2026
cacciotto

Rione Carrubara a secco da tre mesi: Cacciotto «Anziani in piedi di notte per un secchio d’acqua»

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MESSINA – Non è più solo un disagio tecnico, ma un’emergenza sociale che tocca la dignità della vita quotidiana. Il Presidente della Terza Municipalità, Alessandro Cacciotto, ha rotto gli indugi scrivendo direttamente a Sua Eccellenza la Prefetta di Messina, Cosima Di Stani, per accendere un faro sulla drammatica situazione idrica che attanaglia il Rione Carrubara.

Tre mesi senza acqua

Il quadro descritto nella missiva, inviata per conoscenza anche al Sindaco e all’AMAM S.p.A., è desolante. Da circa tre mesi, le famiglie residenti in via Carrubara e via Simeto convivono con rubinetti quasi sempre a secco. La distribuzione, quando avviene, è limitata alle sole ore notturne e con una pressione così esigua da risultare spesso insufficiente persino per far scattare l’accensione delle caldaie.

La “veglia” forzata dei residenti

Il racconto di Cacciotto entra nelle case dei cittadini, dove la mancanza di serbatoi trasforma la notte in un turno di lavoro forzato.

  • Anziani e malati sono costretti ad alzarsi in piena notte per espletare le più basilari faccende domestiche, approfittando di quel filo d’acqua che scorre solo mentre la città dorme.
  • Nonostante i sopralluoghi effettuati dall’AMAM e dall’Amministrazione Comunale abbiano infine confermato l’esistenza del problema, le soluzioni latitano.
  • Le maestranze, denuncia il Presidente, non sarebbero più presenti sul luogo da giorni, lasciando i residenti in un limbo di incertezza.

L’appello alle istituzioni

Dopo i tentativi di interlocuzione con l’azienda partecipata, la mossa di coinvolgere il Palazzo del Governo appare come l’ultima spiaggia per ottenere una soluzione definitiva. Cacciotto sottolinea come la problematica stia seriamente compromettendo la vita dei cittadini coinvolti, chiedendo un intervento autorevole per porre fine a un disservizio che non trova più giustificazioni tecniche accettabili.

La palla passa ora alla Prefettura, chiamata a mediare in una crisi che, tra le colline di Messina, sembra non voler finire.

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