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Messina, asfalto “congelato” senza il Ponte: mancano 37 milioni, cantieri solo nella II Municipalità

- 05/01/2026
federico basile

Il piano straordinario di Basile rallenta: i fondi compensativi legati alla Stretto di Messina restano in stand-by. Al palo anche gli appalti del mutuo da 6 milioni. Cacciotto attacca, Siracusano esulta.

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Il “Piano straordinario” rischia di diventare ordinaria attesa. La grande offensiva contro le strade colabrodo, lanciata in pompa magna lo scorso maggio dal sindaco Federico Basile e dal quartier generale di Sud Chiama Nord, si scontra con la dura realtà dei flussi finanziari. E il verdetto, al momento, è impietoso: senza l’accelerazione sul Ponte sullo Stretto, finiscono nel congelatore della politica i 37 milioni di euro vitali per il restyling viario della città.

I conti, carta alla mano, non tornano come sperato. Dei quasi 80 milioni ipotizzati in conferenza stampa — necessari per coprire un fabbisogno stimato di 70 milioni — una fetta consistente (37 milioni) deriva dalle opere compensative contrattate da Palazzo Zanca e dalla Città Metropolitana con la società “Stretto di Messina” e il Ministero dei Trasporti. Ma con la grande opera attualmente in fase di stallo procedurale, quei bonifici restano una promessa sulla carta, allontanando la risoluzione definitiva dell’emergenza buche che continua a causare innumerevoli incidenti.

La mappa dei lavori: due città diverse

Mentre il piano generale arranca, la città si spacca in due velocità. A sorridere, in netta controtendenza, è solo la II Municipalità. Qui il presidente Davide Siracusano incassa i risultati: ruspe in azione e scarificazioni avviate in via Fornace a San Filippo Inferiore, via De Pasquale, nelle aree limitrofe al Villaggio Cep e in via Bartolomeo a Minissale, con prossimi interventi in via La Pira a Contesse. Tutt’altro clima si respira altrove. Dalla III Municipalità, il presidente Alessandro Cacciotto richiama l’Amministrazione alle proprie responsabilità, facendosi portavoce di un malcontento diffuso per una situazione che resta critica in quasi tutti i quartieri.

I ritardi amministrativi e le “briciole”

Al di là dei fondi “fantasma” del Ponte, pesano i ritardi su risorse che dovrebbero essere certe. Il vicesindaco Salvatore Mondello assicura la disponibilità di 22 milioni (16 dai Fondi strutturali e 6 da un mutuo comunale). Tuttavia, gli appalti relativi ai 6 milioni annunciati lo scorso 23 settembre — frutto di un finanziamento con Cassa Depositi e Prestiti — sono ancora in fase di “decollo”, non operativi (ma che vuol dire?). Nel frattempo, la Giunta ha provato a mettere una toppa approvando, il 2 dicembre, uno stanziamento di 600mila euro per la manutenzione delle vie ad alto flusso: un intervento necessario, ma che appare come una goccia nel mare rispetto alle voragini che segnano l’asfalto messinese.

Il mutuo “necessario”?

Accendere un mutuo con Cassa Depositi e Prestiti svela la fragilità degli annunci. I milioni del Ponte sono virtuali, quelli strutturali lenti. Per coprire le buche serve “fare debito”. In questo valzer di cifre a sei zeri, c’è un dettaglio che stride più delle sospensioni delle auto sulle voragini messinesi. Perché un Comune che da tempo vanta “conti in ordine” e annuncia piani faraonici da quasi 80 milioni di euro ha bisogno di bussare alla porta della Cassa Depositi e Prestiti per un prestito da 6 milioni?

La domanda non è retorica. I fondi, a ben guardare, non erano “già disponibili” se non sulla carta delle intenzioni. La realtà è che il “Piano Strade” poggia su gambe d’argilla finanziarie molto diverse tra loro:

  1. I milioni “virtuali” del Ponte (37 mln): Sono la fetta più grossa ma anche la più eterea. Legati a doppio filo all’apertura dei cantieri della Stretto di Messina SpA, oggi sono tecnicamente inesigibili. Senza Ponte, quei soldi non esistono.
  2. I fondi lenti della burocrazia (33 mln): I Fondi Sviluppo e Coesione (FSC) destinati al centro città seguono iter romani e palermitani biblici. Ci sono, ma non si vedono (ancora).
  3. La cassa che piange (6 mln): Qui casca l’asino. Per intervenire subito sui villaggi e placare le proteste, l’Amministrazione si è accorta che nelle pieghe del bilancio ordinario la liquidità libera per investimenti non c’era.

La scelta di contrarre un mutuo — deliberato ufficialmente a fine settembre 2025 — è la certificazione che l’ordinaria amministrazione non riesce a coprire l’ordinaria manutenzione. Si fa debito (che pagheranno i messinesi con gli interessi) per tappare le buche, mentre si attendono le “grandi opere”. Una mossa pragmatica per Mondello e Basile, certo, ma che politicamente suona come un’ammissione: senza l’ossigeno del debito o i bonifici di Stato, la “macchina” comunale, da sola, ha il motore ingolfato.

basile mondello puccio