
Un uomo di 57 anni e una ragazza di 18 lottano in ospedale dopo il cenone di Capodanno. Il sospetto dell’ombra nera del botulino dietro la prelibatezza di mare

CANICATTÌ — Doveva essere la notte delle promesse, dei calici alzati verso il cielo per salutare l’anno che viene, tra le risate dei parenti e il calore degli amici. Invece, per due anime di Canicattì, il Capodanno si è trasformato in una discesa improvvisa nell’abisso. La festa, celebrata in un noto locale della città dell’uva Italia, ha lasciato il posto al suono stridente delle sirene e alla luce fredda delle corsie d’ospedale.
Al centro del dramma, un uomo di 57 anni e una giovane donna di appena 18. Hanno condiviso la tavola, la gioia e, fatalmente, quelle ostriche che ora sono le principali indiziate di un avvelenamento silenzioso e devastante. Poche ore dopo il brindisi, l’euforia ha ceduto il passo al dolore: fitte lancinanti al ventre, nausea violenta, il corpo che si ribella. Una corsa disperata prima al pronto soccorso del “Barone Lombardo”, dove i medici hanno subito compreso che non si trattava di una banale indigestione.
Le condizioni dei due si sono aggravate con la rapidità spietata di chi ha ingerito un nemico invisibile. È scattato il trasferimento d’urgenza all’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento. Lì, nel reparto di Rianimazione, l’uomo combatte la sua battaglia più dura, sospeso in quella prognosi riservata che tiene col fiato sospeso un’intera comunità. Gravi, ma stazionarie, anche le condizioni della ragazza. Il sospetto che serpeggia tra i camici bianchi ha un nome antico e terribile: botulino, una tossina capace di nascondersi tra le pieghe della raffinatezza culinaria.
Mentre le famiglie pregano, fuori si muove la macchina della giustizia e della prevenzione. Gli agenti del Commissariato locale, insieme agli ispettori del Sian e dell’Asp, hanno varcato la soglia del ristorante. Hanno cercato risposte tra cucine e celle frigorifere, ma l’ispezione si è chiusa, per ora, solo con una sanzione amministrativa; nessuna criticità evidente, nessun “segno del colpevole” immediato. Eppure il male c’è stato, ed è per questo che la Procura di Agrigento ha aperto un fascicolo, ordinando indagini epidemiologiche più profonde.
Resta lo sgomento. Resta la fragilità di un momento di gioia spazzato via da un boccone fatale. Bisognerà attendere gli esiti degli esami per capire se quel veleno fosse davvero nascosto nel crudo di mare, ma intanto, a Canicattì, il sapore del nuovo anno è amaro, velato dalla paura per due vite che, invece di festeggiare il futuro, si sono ritrovate a lottare per non perderlo.








