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BIMBO AUTISTICO SOSPESO: LO SCHIAFFO ALLA LOGICA E IL RITARDO DEI GARANTI

- 25/11/2025
autismo

Sapevano da una settimana ma scrivono solo a sanzione avvenuta: la nota congiunta dei Garanti è una difesa d’ufficio fuori tempo massimo, che lascia un bambino punito per la sua diagnosi mentre la tutela annega nella burocrazia.

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MESSINA 25 NOV – Un fatto è un fatto. E il fatto è che a Messina, nel 2025, un bambino di 11 anni affetto da autismo grave certificato è stato sospeso da scuola. Punito. Come un bullo qualunque, per un gesto istintivo – una pacca a una compagna – che la stessa nota dei garanti definisce privo di intenzionalità aggressiva e diretta conseguenza del suo disturbo.

Oggi leggiamo una missiva, protocollata il 25 novembre 2025 (arrivata in redazione alle ore 20) . È firmata dalla Garante per la Disabilità, Giacoma De Maria, e dal Garante per l’Infanzia, Giovanni Amante. Scrivono al Dirigente dell’Istituto Manzoni – Dina e Clarenza. Citano la Convenzione ONU , sventolano sentenze della Cassazione civile e penale , ricordano che punire chi non ha la capacità di controllare i propri impulsi è “pedagogicamente improprio e giuridicamente non sostenibile”. Chiedono la revoca del provvedimento.

Parole sante. Ineccepibili. Ma c’è un dettaglio che trasforma questa lezione di diritto in un atto d’accusa verso chi l’ha scritta: il tempo.

Questa lettera arriva a babbo morto. Arriva quando la sanzione è già stata irrogata. Arriva a chiedere di “riesaminare” ciò che non doveva mai accadere. La domanda è semplice, brutale: dov’erano i garanti prima?

Risulta che la Garante per le disabilità sarebbe stata a conoscenza del caso già dal 18 novembre. Sette giorni prima di questa carta intestata. Una settimana intera. In una settimana si fa una guerra, figuriamoci una diffida. Se si sapeva, perché non si è intervenuti preventivamente? Perché non si è alzato il telefono o inviata una PEC di fuoco per dire: “Fermatevi, state commettendo un abuso”?

Il bambino in questione non è un fantasma abbandonato a sé stesso. Dalla nota emerge che è “assistito da personale specializzato“. Sappiamo che ha il sostegno, l’assistente alla comunicazione (Asacom), l’assistenza igienico-sanitaria, l’educatore. C’è un esercito intorno a lui, eppure il sistema lo ha colpito lo stesso. La sospensione, anche se con obbligo di frequenza, lo stigmatizza e compromette il percorso inclusivo.

La nota di oggi ci dice che quel provvedimento rischia di configurare una discriminazione indiretta e va contro il decreto legislativo 66/2017. Verissimo. Ma dirlo dopo serve solo alla coscienza di chi scrive, non alla dignità del bambino offeso. Scrivere che “la responsabilità disciplinare è configurabile solo quando lo studente è pienamente in grado di controllare la propria condotta” è un principio che andava urlato prima che il consiglio di classe deliberasse. E, francamente, ci appare già un assunto di buon senso.

L’intervento è necessario, certo. Ma è irrimediabilmente tardivo. La gravità della situazione clinica imponeva una barriera preventiva, non una toppa postuma. La burocrazia dei diritti, quando arriva in ritardo, assomiglia terribilmente a una complicità involontaria. Resta l’amarezza per un bambino che doveva essere protetto dalla sua stessa condizione, e che invece si ritrova con una punizione sul registro e una difesa d’ufficio arrivata quando i giochi erano ormai fatti.

E questo, in un paese civile, non dovrebbe essere accettabile.

scuola classe porta aula
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