Nessuno sfratto da parte del Comune: a dilatare i tempi è il lungo iter burocratico del Viminale per la sede definitiva.

MILAZZO – Alcune suggestioni della politica e le narrazioni che ne conseguono, una volta innescate, faticano a essere smontate dai fatti. È quello che sta accadendo a Milazzo attorno alla delicata questione del Commissariato di Polizia, trasferito temporaneamente nel vicino comune di San Filippo del Mela. Una vicenda che ha sollevato un polverone mediatico e politico, trasformandosi in un’accusa ricorrente verso l’amministrazione locale: quella di aver “cacciato” o lasciato fuggire un presidio fondamentale per la sicurezza cittadina.
La realtà, tuttavia, emerge dalle carte e dai rigidi cronoprogrammi istituzionali, raccontando una storia profondamente diversa. Il sindaco Pippo Midili non ha sfrattato nessuno. L’addio ai locali di via Municipio non è stato il frutto di un disimpegno politico, ma l’esito obbligato di un incastro burocratico in cui il Comune aveva le mani legate da scadenze europee.
L’immobile dell’ex Mercato Coperto, che per anni ha ospitato gli agenti, era infatti da tempo destinato alla demolizione per fare spazio a un nuovo Centro Servizi a supporto delle attività turistiche. Un’opera non rimandabile, finanziata con circa 2,2 milioni di euro dai fondi del PNRR. Le regole del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non ammettono deroghe: i lavori devono essere completati e rendicontati entro il 2026. Fermare le ruspe avrebbe significato perdere i fondi e, con ogni probabilità, esporre l’ente a un grave danno erariale. L’amministrazione, banalmente, ha dovuto applicare la legge e rispettare i cantieri.
Il vero imbuto di questa vicenda non risiede a Palazzo dell’Aquila, ma nelle tempistiche romane. Il Ministero dell’Interno, consapevole della necessità di liberare l’ex Mercato Coperto, ha già individuato e assegnato alla Questura la nuova casa della Polizia: un immobile milazzese confiscato alla criminalità organizzata. Una vittoria dello Stato, almeno sulla carta. Nella pratica, però, i tempi tecnici per la progettazione e la riqualificazione di una struttura che deve rispondere a parametri di sicurezza stringenti si sono rivelati incompatibili con l’urgenza del cantiere PNRR.
Senza una sede definitiva pronta all’uso e di fronte all’impossibilità oggettiva del Comune di reperire “su due piedi” altre strutture pubbliche con i requisiti da blindatura richiesti dal Viminale, il trasferimento a San Filippo del Mela è stata l’unica soluzione ponte praticabile per il Ministero.
Parlare di una Polizia “cacciata” da Milazzo è dunque una distorsione dei fatti. Le volanti continuano a presidiare il territorio milazzese, operando dal comune limitrofo in attesa che lo Stato completi i lavori nella sede assegnata.
Il dibattito politico locale dovrebbe forse spostare il suo baricentro: non più processi sommari su uno sfratto inesistente, ma una pressione congiunta e trasversale sul Ministero affinché i lavori nell’immobile confiscato vengano appaltati e conclusi nel minor tempo possibile, restituendo alla città il suo Commissariato.




