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Politiche giovanili a Messina, l’affondo di Russo: «Narrazione fallace, serve più di un “doping” economico»

- 18/03/2026
cannata

Le politiche giovanili dell’amministrazione finiscono nel mirino del consigliere comunale Alessandro Russo, che lancia una dura accusa contro la gestione del settore. La visione proclamata dall’ex assessora Cannata viene definita non convincente e del tutto priva di criteri di strutturalità. Descrivere la città come un’isola felice, nascondendo i dati sempre più gravi sulla fuga dei giovani da Messina, risulta, secondo il consigliere, un’offesa all’intelligenza dei cittadini, soprattutto in questo clima di campagna elettorale.

L’approccio basato su tirocini, borse e sostegni al reddito viene fortemente criticato per la sua natura effimera. Questi strumenti, resi possibili esclusivamente da fondi extrabilancio, si riducono a un semplice “doping” se non vengono affiancati da investimenti duraturi capaci di incidere sul tessuto economico. Si tratta di risorse distribuite a cascata che non riescono a generare nuova impresa, lavoro o reali opportunità. La giunta uscente viene accusata di confondere le vere politiche giovanili con l’erogazione di finanziamenti a pioggia, illudendosi di poter risolvere i problemi della gioventù con fondi destinati a esaurirsi rapidamente.

L’emergenza baraccopoli e i dati mancanti

Un capitolo centrale dell’intervento riguarda le zone più fragili del tessuto urbano. Da oltre un anno si attende un dato fondamentale che l’ex amministrazione non ha mai fornito: il numero esatto dei giovani che vivono nelle baraccopoli cittadine. L’assenza di questo punto di partenza essenziale dimostra, per Russo, l’incapacità dell’amministrazione Basile di focalizzare l’effettivo stato di bisogno e povertà nelle aree di risanamento. A fronte di questa lacuna, vengono sollevati precisi interrogativi sulle mancanze degli ultimi otto anni: Quanti giovani delle aree baraccate sono stati coinvolti in progetti di inserimento sostanziale e non puramente episodico? Quanti impianti sportivi di quartiere sono stati realizzati e aperti nelle periferie? Quanti spazi di socializzazione sono stati messi a disposizione per arginare il disagio giovanile nelle baraccopoli?

Per contrastare efficacemente il disagio sociale e supportare l’autonomia dei ragazzi, non bastano interventi isolati. La vera sfida richiede azioni strutturali e complesse nel tempo: serve intercettare il disagio, costruire percorsi solidi di fuoriuscita dal bisogno e garantire opportunità continue di socializzazione, anche attraverso uno sport che smetta di essere vissuto come un semplice “episodio-evento”.

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