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Terremoto nella sanità siciliana: l’inchiesta su mafia e assunzioni lambisce Bernadette Grasso

- 11/03/2026
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L’indagine della Procura di Palermo svela un sistema di relazioni opache. Coinvolta la vicepresidente della Commissione regionale antimafia, Bernardette Grasso, accusata di aver concordato posti di lavoro direttamente con un esponente di Cosa Nostra.

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IL’onda d’urto dell’inchiesta palermitana sui vertici della sanità siciliana non si ferma ai palazzi dell’Assessorato regionale alla Salute, ma colpisce al cuore le stesse istituzioni nate per contrastare la criminalità organizzata. Secondo gli atti giudiziari e il decreto di perquisizione, al centro di un inquietante sistema di mediazioni si collocherebbe Salvatore Iacolino, all’epoca dirigente generale dell’assessorato.

Gli inquirenti delineano per Iacolino un ruolo di “ponte” tra la pubblica amministrazione e Carmelo Vetro, pregiudicato, già condannato per reati di mafia e ritenuto “uomo d’onore” della famiglia di Favara. In questa veste, il dirigente avrebbe favorito e organizzato incontri tra il boss e diversi amministratori apicali.

L’offerta di lavoro e il coinvolgimento di Grasso

Il circuito clientelare politico-mafioso troverebbe la sua massima espressione in un episodio specifico. Durante uno dei faccia a faccia documentati tra Vetro e Iacolino — avvenuti perfino all’interno delle sedi istituzionali dell’assessorato — il boss favarese avrebbe messo sul tavolo una preziosa merce di scambio: la possibilità di segnalare lavoratori da far assumere in un’azienda attiva nel territorio messinese.

È in questo snodo cruciale che, stando alle carte dei pm, Iacolino decide di non gestire in prima persona il bacino di assunzioni, scegliendo invece di convogliare l’opportunità verso Bernardette Grasso, deputata all’Assemblea Regionale Siciliana dal 2022 nelle fila di Forza Italia, sindaca di Capri Leone e, dal 2023, vicepresidente della Commissione regionale antimafia.

Il cortocircuito istituzionale e il “do ut des”

Il passaggio successivo descritto dagli investigatori segna un salto di qualità nella gravità del quadro indiziario. La parlamentare regionale avrebbe “interloquito direttamente con Vetro per l’indicazione delle persone da assumere”. Un dettaglio che i magistrati rilevano con amarezza, evidenziando il paradosso di una figura istituzionale di vertice, formalmente impegnata nella lotta alla mafia, che accetta di dialogare con un esponente di primo piano di Cosa Nostra.

Il meccanismo ipotizzato delinea un do ut des che inquina il tessuto socio-economico: l’organizzazione mafiosa offre posti di lavoro alla politica e quest’ultima, accettando di gestire le assunzioni, finisce per legittimare e avallare l’infiltrazione dei clan nell’economia legale territoriale.

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