Corruzione e appalti pilotati per i porti siciliani: arrestati il dirigente regionale Teresi e il boss Vetro. Nel mirino della Procura anche il nuovo direttore del Policlinico di Messina, Iacolino.
PALERMO – Un nuovo asse tra burocrazia regionale e criminalità organizzata scuote i palazzi del potere siciliano. Al centro dell’inchiesta, che ha portato all’arresto del dirigente regionale Giancarlo Teresi e del boss di Favara Carmelo Vetro, emerge un meccanismo collaudato di tangenti e favori che avrebbe permesso alla mafia di infiltrarsi negli appalti per la gestione dei rifiuti e la manutenzione dei porti siciliani.
L’inchiesta: appalti “su misura” e mazzette
Secondo la ricostruzione della Procura di Palermo, Teresi, in qualità di dirigente del dipartimento Infrastrutture e Mobilità, avrebbe letteralmente “asservito” la propria funzione pubblica agli interessi del capomafia agrigentino. L’obiettivo era chiaro: aggirare le interdittive antimafia e consentire alla società Ansa Ambiente s.r.l., riconducibile occultamente a Vetro, di operare indisturbata in settori delicatissimi come il dragaggio dei fondali e il ripascimento costiero.
I lavori finiti sotto la lente d’ingrandimento riguardano tre siti strategici:
- Marinella di Selinunte
- Scicli-Donnalucata
- Terrasini
Per garantire questi affidamenti, Teresi avrebbe ricevuto diverse dazioni di denaro, con almeno tre episodi documentati dagli inquirenti tra marzo e agosto dello scorso anno. Un sistema che non solo foraggiava le casse del clan, ma garantiva a Vetro – già condannato definitivamente per mafia e vicino a figure come Giovanni Filardo (cugino di Matteo Messina Denaro) – un prestigio criminale derivante dalla capacità di condizionare l’amministrazione pubblica.
Il coinvolgimento di Salvatore Iacolino
Il terremoto giudiziario si estende fino a Messina. Tra gli indagati eccellenti figura infatti Salvatore Iacolino, ex europarlamentare del Pdl e, da appena una settimana, direttore generale del Policlinico di Messina. Nei suoi confronti la Procura ha ipotizzato i reati di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata, disponendo perquisizioni sia nella sua abitazione che negli uffici del nosocomio dello Stretto.
L’indagine coinvolge anche figure vicine al boss Vetro, tra cui il fratello Salvatore e Antonio Lombardo, considerato l’amministratore formale della società utilizzata per mascherare la presenza mafiosa negli appalti.
Un settore “delicatissimo”
L’ordinanza mette in luce come il settore dei rifiuti e dei sedimenti marini rimanga una delle frontiere più esposte alle infiltrazioni. Grazie alla compiacenza della burocrazia, il clan di Favara sarebbe riuscito a muoversi con agilità in un mercato che richiede autorizzazioni rigorose, trasformando i controlli regionali in un tappeto rosso per gli affari di Cosa Nostra.




