

MESSINA – Un pino cresciuto a dismisura che minaccia case, linee elettriche e l’incolumità dei passanti. E una macchina burocratica che, nonostante note ufficiali e rimpalli di competenze, non è ancora riuscita a mettere in sicurezza la piazza. È un grido d’allarme che sa di esasperazione quello che arriva da Cumia Superiore, dove l’Associazione Monti Cumia Valle Camaro ha deciso di scavalcare le lungaggini comunali rivolgendosi direttamente al Prefetto di Messina.
La lettera, inviata oggi, rappresenta il terzo sollecito formale. A firmarla sono il presidente dell’associazione Francesco Zaccone, l’ex presidente di Circoscrizione Agatino Bonarrigo e l’ex consigliere comunale Giuseppe Capurro. Al centro della contesa c’è un grosso albero in piazza che, secondo i residenti, rappresenta ormai un pericolo imminente: le radici aggressive hanno già compromesso il muretto di sostegno, i rami impediscono alla luce di entrare nelle abitazioni e, fatto ancor più grave, l’albero incombe minaccioso sui cavi della pubblica illuminazione e della telefonia, oltre che sulle auto in sosta e sui pedoni.
La vicenda ha i tratti del paradosso amministrativo. Nonostante il problema fosse stato già segnalato e “Messina Servizi” avesse promesso un intervento, tutto sembra essersi arenato nelle sabbie mobili delle verifiche catastali.
La cronologia degli atti, citata puntualmente nella diffida, ricostruisce il cortocircuito: il 2 gennaio scorso l’assessore all’Arredo Urbano, Massimiliano Minutoli, aveva scritto alla Polizia Municipale e ai dipartimenti competenti chiedendo di verificare la titolarità degli spazi per “scongiurare pericoli per la pubblica incolumità“. Dieci giorni dopo, il 12 gennaio, il Dipartimento Servizi Ambientali (a firma degli ingegneri Musso e Cardia) aveva rilanciato la palla alla Polizia Municipale, chiedendo di accertare la proprietà dei terreni per poter intervenire ai sensi dell’Ordinanza Sindacale n. 249/2025.
Da allora, silenzio. «Ad oggi nulla è stato fatto», scrivono Zaccone, Bonarrigo e Capurro nella nota indirizzata a Palazzo del Governo. Di fronte all’inerzia e al rimpallo tra uffici su chi debba tagliare l’albero o di chi sia il terreno, l’associazione chiede ora un intervento d’autorità per motivi di «sanità pubblica e sicurezza», prima che il pino ceda causando danni irreparabili.










