
È curioso, vero? In una città dove il controllo del dissenso è talmente capillare che mi mandano a dire (direttamente e pubblicamente) che sanno pure in quale farmacia vado a comprare l’aspirina (qualcuno direbbe “non mi lascio intimidire”, il Grande Fratello in questione non sapeva che il suo coinquilino politico stava facendo le valigie.


di GIUSEPPE BEVACQUA
C’è del genio, bisogna ammetterlo. O forse è solo la sublime arte della faccia tosta elevata a sistema di governo. Cateno De Luca, l’uomo che ci ha abituato alle dirette Facebook pure mentre si lava i denti, il leader onnipresente che controlla il respiro dei suoi consiglieri e le pulsazioni dei suoi assessori, improvvisamente “apprende”. Sì, avete letto bene. Lui, l’Onnisciente dello Stretto, colui che tutto muove e tutto dispone, ha diffuso un video – girato, si badi bene, a poche centinaia di metri da Palazzo Zanca e a pochi minuti dall’addio di Federico Basile – in cui recita la parte del passante distratto. «Ho appreso che Basile si è dimesso».
Siamo di fronte alla più colossale presa in giro dell’intelligenza dei messinesi (e non solo) degli ultimi vent’anni. De Luca che cade dal pero è credibile quanto Dracula che sviene alla vista del sangue.
Il copione è degno della peggiore commedia dell’arte. Il “mandante politico” del disastro messinese, l’architetto che ha disegnato questa sospensione tra dimissioni si e dimissioni no lunga un anno e mezzo, tra voci e notizie somministrate ad arte, ora gioca a fare lo gnorri. Basile si dimette perché il telecomando ha ricevuto l’impulso di spegnimento. Solo che stavolta, chi ha premuto il pulsante si è ben guardato dal sedersi accanto alla vittima sacrificale in conferenza stampa. Meglio stare fuori, meglio fare la parte dell’osservatore esterno che annuncia fantomatici “retroscena che si sapranno presto”.
Ma quali retroscena, di grazia? Il retroscena è una città tenuta in ostaggio da mesi nel limbo del “mi dimetto, non mi dimetto, forse sì, ma aspettiamo le Europee, no, aspettiamo le regionali”. Il retroscena è un’amministrazione eterodiretta che ha smesso di amministrare per dedicarsi alla tattica. E il tempismo? Un capolavoro di cinismo. Messina e la sua provincia è in ginocchio, c’è la conta dei danni da fare per le calamità recenti, ci sono i ristori da chiedere e ottenere. Ma soprattutto, c’è il Pnrr in scadenza a giugno.
Un amministratore che “ama Messina” – come ripete il mantra deluchiano – si barrica in ufficio a lavorare giorno e notte per non perdere un centesimo dei fondi europei. Invece no. Loro consegnano le chiavi al Commissario. Proprio adesso. Proprio mentre servirebbe una guida politica forte per chiudere i cantieri entro giugno, si sceglie il vuoto pneumatico. E lo si fa con l’aggravante della premeditazione spacciata per sorpresa.
È curioso, vero? In una città dove il controllo del dissenso è talmente capillare che mi mandano a dire (direttamente e pubblicamente) che sanno pure in quale farmacia vado a comprare l’aspirina, il Grande Fratello in questione non sapeva che il suo coinquilino politico stava facendo le valigie. Basile si è lasciato telecomandare fino all’ultimo istante, obbedendo all’ordine di staccare la spina. De Luca, che quel telecomando lo tiene in tasca, ora fischietta guardando altrove. L’unica cosa che si “apprende” oggi, caro De Luca, non è la notizia delle dimissioni (quella era scritta nel destino dal giorno dell’elezione). È che per certi politici i cittadini non sono elettori: sono spettatori paganti di un teatro dell’assurdo. E purtroppo, il biglietto costa carissimo: il futuro di una città.










