

I lavori sono ormai al traguardo, pronti a svelare cinquantamila metri quadrati di affaccio a mare, metà dei quali trasformati in un parco urbano che, per vastità e cura del verde, si candida a unicità nel Mezzogiorno. Tra un mese, al massimo due, l’area più pregiata di Messina potrebbe riaprire alla città. Il condizionale, però, è d’obbligo. Non per i cantieri, ma per le carte: manca ancora la richiesta ufficiale di concessione da parte del Comune all’Autorità di Sistema.
A denunciare quello che appare come un paradosso amministrativo è la consigliera del Partito Democratico, Antonella Russo. Mentre i tavoli tecnici si sono susseguiti e l’apertura incombe, da Palazzo Zanca non è partita la procedura formale per acquisire la gestione dell’area, diversamente da quanto accaduto per l’ex Ringo o la Batteria Masotto.
La consigliera dem gioca d’anticipo e smonta le possibili scusanti dell’Amministrazione. Il nodo non può essere l’acqua per il verde, visto che il nuovo serbatoio garantisce una portata persino superiore al fabbisogno irriguo. Né regge la narrazione dei costi insostenibili: quelle “centinaia di migliaia di euro” per la manutenzione annua si potrebbero coprire facilmente organizzando un paio di manifestazioni in quello che è un palcoscenico naturale, specialmente per una giunta che ha puntato tutto sul brand della “città degli eventi”.
Anche l’idea di attendere l’acquisizione dei padiglioni viene respinta al mittente: l’urgenza è la primavera, è restituire subito la passeggiata ai messinesi.
L’affondo finale della Russo vira decisamente sulla politica, intrecciando il destino della Fiera con quello del Sindaco. Citando le «probabili imminenti dimissioni» di Federico Basile, la consigliera lancia un appello che sa di ultimatum: il Primo Cittadino “regali” alla città il suo lungomare e ne pianifichi la gestione prima di lasciare la fascia tricolore. Lasciare questa partita in mano a un eventuale commissario regionale, avverte la Russo, significherebbe condannare l’area all’oblio.










