
Il “Modello Sicilia” scivola a valle. Niscemi frana, ma Musumeci cade dalle nuvole (con le carte sul tavolo)
La terra continua a muoversi, l’area a rischio si estende. Spunta un documento dell’Autorità di bacino che segnalava «processi morfologici intensi» già quattro anni fa. Aperto un fascicolo per disastro colposo

A Niscemi la terra non si ferma. Mentre si contano 1.500 sfollati e si pianifica l’estensione della “zona rossa” per altri 25 chilometri quadrati, l’emergenza geologica lascia spazio a quella giudiziaria e politica. La Procura di Gela ha aperto un fascicolo per disastro colposo e danneggiamento, ma è un documento datato 7 aprile 2022 a infiammare il dibattito: secondo le carte dell’Autorità di bacino, il rischio di una riattivazione della frana era noto, classificato ed evidente. Un dettaglio che ha scatenato la richiesta di dimissioni nei confronti del ministro Nello Musumeci, all’epoca governatore della Sicilia.
L’allarme inascoltato
Il cuore della polemica risiede nell’aggiornamento del Piano stralcio per l’assetto idrogeologico (Pai), firmato nel 2022 dal segretario generale Leonardo Santoro. La relazione tecnica non lasciava spazio a interpretazioni rassicuranti. Si parlava di «processi morfologici intensi» lungo il versante occidentale della collina, di «forte attività erosiva» e di un movimento franoso — quello sulla provinciale 12 — definito «ancora attivo». I tecnici segnalavano come l’erosione fosse aggravata dallo scarico incontrollato di reflui fognari nelle incisioni del terreno. Il documento classificava l’area con un livello di pericolosità e rischio «molto elevato», suggerendo già allora una fascia di rispetto precauzionale. Oggi quello stesso scenario, nero su bianco, è diventato realtà. Leonardo Santoro, attualmente impegnato nella gestione dell’emergenza, si appresta ora a firmare il decreto che imporrà l’inedificabilità assoluta in una vasta porzione del territorio.
La bufera politica
La riemersione di queste carte ha innescato uno scontro istituzionale. Al centro del mirino c’è Nello Musumeci, oggi ministro per la Protezione civile. Angelo Bonelli, portavoce di Europa Verde, ne chiede le dimissioni immediate: «Quel documento era sul tavolo del presidente della Regione. Musumeci sapeva e non è intervenuto. In Sicilia c’erano 1,2 miliardi per il dissesto, ma sotto la sua giunta ne sono stati spesi solo 400 milioni». Sulla stessa linea Ismaele La Vardera (Controcorrente), che ha sollevato il caso all’Assemblea Regionale Siciliana, sottolineando l’inerzia di fronte a un rischio definito «in evoluzione». Anche i renziani di Italia Viva, Dafne Musolino in testa, con una petizione online, chiedono un passo indietro del ministro, evidenziando la mancata presentazione di progetti Pnrr specifici per Niscemi durante la legislatura regionale precedente.
La difesa e l’inchiesta
Musumeci, dal canto suo, ha respinto le accuse parlando di «omissioni e superficialità» pregresse e annunciando indagini amministrative, sostenendo che si fosse diffusa la convinzione che la storica frana del 1997 si fosse arrestata. Una linea difensiva che però stride con le relazioni tecniche del 2022. Mentre la politica litiga, la magistratura si muove. L’inchiesta della Procura di Gela dovrà accertare se il disastro poteva essere evitato e se vi siano state negligenze nella gestione del territorio e dei fondi stanziati. Per Niscemi, intanto, si prospettano tempi lunghi e un futuro di incertezza.










