
Blitz internazionale coordinato dalla Procura di Catania: perquisizioni in 8 Paesi e sequestri di server. Il procuratore Curcio avverte: «Arriveranno sanzioni amministrative pesanti per chi usava il pezzotto». C’è il rischio sicurezza per le Olimpiadi

CATANIA — Schermi neri all’improvviso per oltre centomila italiani. Niente partite, niente serie tv, niente cinema. È l’effetto immediato dell’operazione “Switch Off”, il colpo più duro inferto negli ultimi anni alla pirateria audiovisiva digitale. A coordinare il blitz che ha smantellato un’organizzazione transnazionale capace di fatturare milioni di euro al mese è stata la Procura distrettuale di Catania, confermandosi avamposto d’eccellenza nel contrasto al cybercrime.
L’inchiesta, partita un anno fa dalle ceneri dell’operazione “Taken Down”, ha svelato un sistema tentacolare. Trentuno gli indagati, accusati di aver messo in piedi una vera e propria multinazionale dello streaming abusivo. Il meccanismo era oliato: contenuti blindati dai diritti d’autore — Sky, Dazn, Netflix, Disney+, Amazon Prime — venivano “rubati” e rimessi in circolo attraverso piattaforme IPTV a prezzi stracciati. Con 10 o 12 euro al mese, l’utente finale accedeva a tutto. Un affare per il consumatore disonesto, un danno milionario per l’industria audiovisiva e sportiva.
Ma la pacchia è finita all’alba, quando oltre cento specialisti della Polizia Postale, supportati dalle agenzie europee Eurojust ed Europol, hanno fatto scattare le manette virtuali e reali. Il raggio d’azione è stato impressionante: perquisizioni in 11 città italiane (da Napoli a Milano, passando per Messina e Palermo) e in 14 località estere. Il network criminale aveva basi operative nel Regno Unito, in Spagna, Romania, ma anche in Canada, Corea del Sud ed Emirati Arabi.
«La Sicilia è pienamente coinvolta in questo traffico che si estende dall’Arabia al Kosovo», ha spiegato il procuratore di Catania, Francesco Curcio. La struttura scoperta dagli inquirenti era verticale e sofisticata: server nascosti in Africa, pagamenti in criptovalute per far perdere le tracce, società di facciata per riciclare il denaro sporco. A Napoli è stata scoperta una “sim-farm” con 200 schede telefoniche pronte all’uso, mentre in Romania sono stati spenti i sei server di “proEuropaTV”, un colosso della pirateria mondiale. Siti noti come iptvItalia, migliorIptv e DarkTv ora mostrano solo il pannello di sequestro della Polizia.
La tempistica non è casuale. L’operazione arriva a ridosso dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, al via il prossimo 6 febbraio. L’obiettivo era bonificare la rete prima del grande evento, tutelando i diritti televisivi di una vetrina mondiale.
Tuttavia, il messaggio più forte della Procura etnea è rivolto alla platea silenziosa dei clienti. «Bisogna farsi il conto», avverte duro Curcio. «Si risparmiano oggi 20 euro al mese, ma se ne potrebbero pagare migliaia tra poco». La caccia all’utente finale è già aperta: l’analisi forense dei dati sequestrati punta a identificare chi pagava l’abbonamento illecito. Le sanzioni amministrative sono in arrivo.
Un plauso all’operazione arriva da Andrea Duilio, amministratore delegato di Sky Italia: «Questa indagine conferma che la pirateria è parte integrante della criminalità organizzata. Gli utenti non solo rischiano sanzioni, ma alimentano business criminali e mettono a rischio la propria sicurezza digitale». Catania, intanto, si conferma snodo cruciale: «Sequestriamo cellulari e piattaforme — conclude Curcio — e da lì escono nuovi elementi. Hanno capito che facciamo sul serio».











