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Caso Cuzzocrea: niente domiciliari, ma l’ex rettore è fuori dalle università italiane per un anno

- 28/01/2026
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L’università italiana chiude le porte a Salvatore Cuzzocrea. Non con la detenzione domiciliare, richiesta per la terza volta dalla Procura e nuovamente respinta, ma con una misura interdittiva che ha il sapore del “fuorigioco” forzato: per i prossimi dodici mesi, l’ex rettore dell’Ateneo di Messina non potrà mettere piede in alcuna aula o laboratorio del Paese.

Lo ha deciso il Tribunale del Riesame di Messina, presieduto dalla giudice Maria Vermiglio. Una scelta mediana che, pur non ritenendo necessaria la massima restrizione della libertà personale, riconosce la sussistenza di rischi concreti. L’obiettivo è chiaro: impedire che Cuzzocrea possa interferire con le indagini o reiterare quei comportamenti che lo hanno portato al centro di un polverone giudiziario da oltre 1,6 milioni di euro.

Il raggio d’azione del divieto

La misura scattata nelle scorse ore è totale e non ammette deroghe geografiche. Il docente non potrà:

  • Insegnare o svolgere attività di ricerca.
  • Partecipare a progetti accademici nazionali.
  • Accedere fisicamente a qualsiasi spazio universitario.

Il provvedimento congela di fatto ogni manovra della difesa. Gli avvocati Giorgio Perroni ed Elena Florio avevano infatti presentato al Collegio una strategia basata sull’allontanamento volontario da Messina, citando richieste di trasferimento verso la Kore di Enna, la Link Campus di Roma e l’Università di Catania. Opzioni ormai tramontate, così come l’ipotesi di un anno sabbatico dedicato allo studio, visto che l’interdizione colpisce alla radice lo status di accademico operativo.

L’inchiesta dei rimborsi “gonfiati”

Al cuore della vicenda resta il numero imponente della presunta frode: 1.610.851,35 euro. Secondo l’accusa sostenuta dalle pm Liliana Todaro e Roberta La Speme, Cuzzocrea avrebbe sfruttato il suo ruolo di responsabile scientifico di vari progetti per rendicontare spese personali, scontrini non attinenti o fatture alterate, ottenendo rimborsi non dovuti che venivano poi regolarmente validati dai comparti amministrativi.

A questo si aggiunge un secondo filone sugli affidamenti diretti, che ha già portato al sequestro di circa 860 mila euro.

In attesa delle motivazioni

Resta ora da capire quale sarà il destino degli incarichi extra-accademici, a partire dalla consulenza per il Ministero dell’Università. Per sciogliere questo nodo e comprendere appieno il ragionamento dei giudici, bisognerà attendere il deposito delle motivazioni, atteso nei prossimi giorni. Per il momento, l’unica certezza è che per l’ex rettore inizia un anno di “esilio” forzato dal mondo accademico che ha guidato per anni.

corte dassise tribunale
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