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Bypass per la Sp45, alle Masse rimane il “mistero” dei fondi PNRR: Basile risponda, se ci riesce

- 19/01/2026
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Fino a ieri, sulle colline delle Masse, andava in scena la rivolta: residenti infuriati, assemblee di fuoco a Massa Santa Lucia, cittadini che urlavano il loro legittimo sdegno per essere stati abbandonati come naufraghi. Il sindaco metropolitano Federico Basile, o chi per lui, a Caltagirone, doveva sentirsi fischiare le orecchie.

Ma ecco che oggi, con un colpo di teatro degno del miglior avanspettacolo, la narrazione si ribalta. Non c’è stato alcun abbandono, ci mancherebbe. Anzi. Con un comunicato stampa che trasuda trionfalismo da ogni virgola, l’Ente ci informa che la SP 45 è stata riaperta. E come? Grazie a un bypass.

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Ora, chiunque mastichi un minimo di lingua italiana sa che un “bypass” è, per definizione, una deviazione, una toppa, un passaggio provvisorio. È l’equivalente stradale del nastro adesivo sul tubo che perde. Invece no. Per la Città Metropolitana, quel raccordo di emergenza diventa magicamente una “messa in sicurezza”.

Si legge nella nota che l’intervento ha consentito il “ripristino della percorribilità” e che i lavori “non hanno mai subito ritardi”. Fantastico. Dunque le proteste dei residenti erano allucinazioni collettive? Secondo il Verbo di Palazzo, è andato tutto liscio, anzi, “tempestivamente”. E per celebrare l’evento, non poteva mancare la parata: direttori, funzionari, consiglieri, tutti in posa per inaugurare, stringi stringi, una deviazione in attesa che il meteo conceda la grazia del bitume, ma soprattutto della sicurezza vera.

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Mentre Basile parla di “risultato concreto”, si dimentica di rispondere a una domandina semplice semplice, che è aleggiata come uno spettro all’assemblea di Massa Santa Lucia e si agita ancora su quella strada maledetta: quanti fondi del PNRR sono stati impegnati per il dissesto idrogeologico di questo specifico territorio? Siamo inondati di retorica sui miliardi dell’Europa, sui progetti faraonici, sulla resilienza (parola che ormai usano pure per condire l’insalata). Eppure, di fronte a una montagna che scivola, la risposta trionfalistica ed anche presuntuosa è un bypass.

Sia chiaro: tracciare una corsia alternativa di fianco a una strada che rischia di collassare a valle non è un regalo, né un’opera di ingegneria futuristica. È il minimo sindacale dovuto a residenti che pagano le tasse. È un intervento che doveva essere fatto ben prima, non dopo che la gente è scesa in piazza coi forconi. E soprattutto, diciamolo forte: non risolve nulla. La pericolosità del tratto rimane intatta. Il costone è sempre lì, fragile, pronto a venir giù alla prossima bomba d’acqua, portandosi dietro asfalto, bypass e promesse.

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Ben venga il passaggio, per carità, meglio di niente. Ma Basile & Co. evitino di stappare lo champagne. Invece di fare le foto opportunity, ci dicano dove sono finiti i soldi veri per il consolidamento strutturale. Perché a chiamare “vittoria” una strada che sta in piedi per miracolo sono bravi tutti, ma a governare il territorio, a quanto pare, un po’ meno. Questo è solo un primo passo, dicono? Speriamo non sia un passo nel vuoto.

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