
LA CITTA’ SI STA ESTINGUENDO. CONTINUANDO COSI’ MESSINA DIVENTERA’ UN BEL VILLAGGIO VACANZE PER ANZIANI


di GIUSEPPE BEVACQUA
Mentre la politica locale si congela in attesa che l’Oracolo di Fiumedinisi (al secolo Cateno De Luca) decida quale poltrona occupare, Messina si congela sul serio. Gli esperti, con quel garbo accademico che suscita tenerezza, la chiamano “glaciazione demografica”. Noi, che amiamo chiamare le cose con il loro nome, preferiamo dire che la città si sta estinguendo. E non per colpa di un meteorite, ma per manifesta incapacità di chi la governa (e di chi l’ha governata prima) di trattenere un essere umano vivente sotto i 40 anni.
Il bilancio 2018-2025 non è un report economico, è un bollettino di guerra. I dati Istat e del censimento ci dicono che il saldo naturale è negativo (si fanno più funerali che battesimi), ma il vero capolavoro è il saldo migratorio. Secondo la Fondazione Nord Est, il Sud regala ogni anno il 4% dei suoi giovani al resto del mondo. Per Messina non è “mobilità”, è deportazione volontaria. I dati Svimez 2025 sono la lapide tombale: metà di quelli che scappano sono laureati. Siamo dei geni della finanza al contrario: spendiamo per 25 anni soldi pubblici per istruire, curare e formare un ragazzo (costo stimato: una barca di soldi), e poi, appena diventa produttivo, lo impacchettiamo col fiocco e lo spediamo in Veneto o in Lombardia. Il Mezzogiorno perde 4 miliardi l’anno in “investimenti regalati”. Siamo i mecenati della Confindustria del Nord.
Perché fuggono? Perché qui l’offerta di lavoro è un insulto all’intelligenza. Le inchieste ci dicono che il mercato locale cerca “bassa specializzazione”. Tradotto: camerieri, commessi e precari. La Camera di Commercio (dati 2024) fotografa un deserto industriale popolato da micro-imprese che campano alla giornata. Il Commercio (36%) è un morto che cammina, stritolato dall’online e dall’assenza di clienti (che sono emigrati, appunto). Le Costruzioni (15%) sembrano vive, ma sono dopate dal Superbonus 110% e dai soldi del Pnrr: finita la droga di Stato, arriverà la crisi d’astinenza (e i licenziamenti). Ristorazione e Turismo (7,6%) crescono, certo: Messina diventa una bella cartolina per chi viene a mangiare l’arancino, ma non ci costruisci una carriera con i contratti stagionali da fame. La Manifattura è ferma al 7%, una quota da prefisso telefonico. Senza fabbriche vere, gli ingegneri servono quanto un frigorifero al Polo Nord. E il saldo positivo delle imprese nel 2024 (+90)? Un dato che fa ridere i polli: sono partite IVA aperte per disperazione da under 35 che chiuderanno baracca entro tre anni.
Ci dicono che la disoccupazione scende. Certo, scende perché sparisce la gente! Il tasso cala non perché aumentano i posti, ma perché cala il “denominatore”: i giovani se ne vanno o smettono di cercare. Il 35% di disoccupazione giovanile (2024) viene venduto come un successo rispetto al 50% di ieri. È come vantarsi di avere la febbre a 39 invece che a 41. Intanto in Veneto sono sotto il 5%. Nelle periferie, il 24,8% dei ragazzi molla la scuola: futuri NEET, fantasmi sociali che la politica finge di non vedere. E chi lavora? La Cgil ci ricorda che il 55,5% degli under 29 è precario a tempo determinato. “Lavoro povero”, lo chiamano. Schiavitù legalizzata, diciamo noi. E le imprese hanno pure il coraggio di piangere sui giornali perché “non trovano personale”. Chissà perché.
Veniamo ai nostri eroi. Cateno De Luca ha preso un Comune in pre-dissesto (lasciato in macerie dai fenomeni che c’erano prima, va detto) e ha fatto il “Salva Messina”. Onore al merito: tecnicamente impeccabile, conti salvati, default evitato. Il Comune sembra avere oggi bilanci in ordine ed un Piano di riequilibrio, però, tutto da verificare. Messina però è un cimitero perfettamente amministrato. La narrazione muscolare dello “Sceriffo” ha nascosto il vuoto pneumatico sulle politiche di sviluppo.
Finito il risanamento, è arrivato Basile, il “delfino”, a gestire la pioggia di soldi del Pnrr. E come li spende? Il fiore all’occhiello è “Estate Addosso”: 600 euro di mancia a mille ragazzi per due mesi di “tirocinio”. Non è lavoro, è un’aspirina per un malato terminale. Serve a comprare un po’ di consenso e a far mangiare le famiglie per un’estate, ma non crea un solo posto di lavoro vero. Finiti i due mesi, arrivederci e grazie (spesso con i pagamenti in ritardo, giusto per gradire).
Poi c’è “Forestame”: 22 milioni per piantare alberi e riaprire il Parco Aldo Moro dopo mezzo secolo. Bellissimo. Ma l’indotto? Zero. Qualche ditta di giardinaggio e un chiosco. Non si mangia con l’ossigeno.
L’Innovation Hub doveva essere la svolta tech. È finita in barzelletta: anni e fondi persi a litigare sulla sede (Magazzini? Fiera?), a parlare di muri e demolizioni, mentre le start-up andavano altrove. Nel 2025 siamo ancora al “cantiere”. Hanno scambiato l’innovazione con l’edilizia.
Poi c’è l’Università.. L’Ateneo fa il suo dovere, ma nel contesto sbagliato diventa complice involontario dell’esodo. Il rapporto Almalaurea 2025 è spietato: i laureati lavorano, sì, ma quasi tutti nel pubblico (56%) o fuori. I famosi “Recruiting Days” sono uno spettacolo grottesco: l’Unime invita le grandi aziende del Nord che vengono, scelgono i migliori e se li portano via. L’Università di Messina è diventata la migliore agenzia di collocamento per la Lombardia. Più siamo bravi a formarli, prima li perdiamo.
Ci sono molte cose che non si è voluto fare. Invece di disperdere soldi in mancette e aiuole, si poteva fare politica industriale. Si poteva fare una Zona Franca Urbana vera in centro, detassando chi assumeva giovani nel digitale. Si poteva fare marketing aggressivo per il South Working, rubando lavoratori al Nord invece di regalarglieli. Si poteva puntare sulla Nautica (yacht, cantieri), visto che siamo sul mare, invece di fare solo parchi giochi. Si poteva concertare con i sindacati invece di decidere tutto nella stanza dell’Uomo Solo al Comando. Non si è fatto. Il risultato? Dal 2018 a oggi Messina non è fallita economicamente (bravo De Luca), ma è fallita socialmente. È una città pulita, ordinata, con i conti a posto e tante belle rotatorie. Una scatola vuota. I giovani non se ne vanno perché è brutta, se ne vanno perché è inutile. Se l’amministrazione Basile non smette di giocare al piccolo imprenditore edile e non inizia a favorire le imprese vere, Messina diventerà il più bel villaggio vacanze per anziani del Mediterraneo.












L università di Messina per quanto riguarda la formazione non forma assolutamente.Ci ritroviamo che abbiamo studiato ma non sappiamo fare il lavoro per cui abbiamo studiato se non si investe in master e quanto altro.
Aggiungo che sono responsabili anche di molti giovani che cadono nella droga,in particolare nel crack ,Messina e Palermo sono le città con più consumatori di crack a causa anche di questa fame che hanno creato gettando nello sconforto i giovani.