

MESSINA – C’è una legge dello Stato, ci sono i fondi stanziati, ma la sbarra resta abbassata e il portafogli dei messinesi continua ad aprirsi. Mario Biancuzzo, storico ex consigliere ed ex presidente di Quartiere, torna a battere i pugni sul tavolo per quella che definisce una “anomalia amministrativa e geografica” che dura da oltre mezzo secolo: il casello autostradale di Ponte Gallo, ufficialmente denominato “Villafranca Tirrena” ma situato, di fatto, nel territorio comunale di Messina, a Ortoliuzzo.
Biancuzzo ha preso carta e penna indirizzando una missiva direttamente ai vertici delle istituzioni nazionali: Presidente del Consiglio, Senato e Camera. Al centro della protesta c’è un paradosso burocratico. Il Decreto n. 25 del 14 marzo 2025 ha previsto un rimborso al Cas (Consorzio Autostrade Siciliane) di 5 milioni di euro – ripartiti tra il 2025 e il 2026 – proprio per coprire i costi e liberare l’utenza dal pedaggio. «Eppure – denuncia l’ex consigliere – non c’è stato alcun riscontro pratico. Si continua a pagare come se quella legge non esistesse».
A sostenere la battaglia di Biancuzzo non c’è solo la sua tenacia, ma i numeri di una mobilitazione popolare massiccia: oltre 20 mila firme raccolte in due distinte petizioni (nel 2017 e nel 2023). Le ragioni dei cittadini sono riassunte in cinque punti chiave che smontano la legittimità di quel pagamento. In primis, la questione territoriale: il casello insiste sul Comune di Messina. Dunque, chi lo attraversa per raggiungere la zona nord della città (come Ortoliuzzo o San Saba) sta percorrendo una tangenziale urbana, non un’autostrada extraurbana, eppure paga un pedaggio che gli altri svincoli cittadini non prevedono.
C’è poi il nodo economico, che Biancuzzo definisce senza mezzi termini «una discriminazione». Il ticket è di 1,20 euro per appena 6 chilometri di percorrenza. «Una cifra non parametrata a nessun criterio logico – attacca l’ex consigliere – basti pensare che la tratta Rometta-Milazzo, ben più lunga, costa 0,90 centesimi. Qui invece si pagano 2,40 euro tra andata e ritorno per muoversi dentro la propria città».
Non mancano le criticità amministrative e tecniche. Biancuzzo segnala il rilascio di ricevute di pagamento che riportano la dicitura “Villafranca Tirrena”, creando un potenziale falso contabile per professionisti e aziende che scaricano spese per un Comune in cui, di fatto, non sono mai entrati. A questo si aggiungono i disservizi delle macchinette automatiche e episodi di malfunzionamento delle sbarre, definiti pericolosi per l’incolumità degli automobilisti.
La richiesta a Roma è perentoria: attuare immediatamente la normativa vigente, utilizzare i fondi già stanziati per rimborsare il Cas e smantellare, dopo 53 anni e 4 mesi, l’ultimo “muro” a pagamento che divide la città di Messina.









