

CAMPOBASSO – Doveva essere il pranzo della festa, si è trasformato in una discesa agli inferi consumatasi nel giro di 48 ore. Il “giallo” di Natale che ha sconvolto il Molise, con la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, registra ora la prima svolta giudiziaria. Cinque medici sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Campobasso: tre sono in servizio all’ospedale Cardarelli (due venezuelani e un italiano), gli altri due appartengono alla guardia medica. Le accuse sono pesanti: omicidio colposo plurimo, lesioni personali colpose e responsabilità in ambito sanitario.
Il calvario e le dimissioni
Al centro dell’inchiesta non c’è solo la ricerca della sostanza killer, ma la gestione dell’emergenza sanitaria. La tragica sequenza inizia il pomeriggio del 25 dicembre. Antonella, Sara e il padre Gianni Di Vita avvertono i primi malori. Si rivolgono alla guardia medica, poi al Pronto Soccorso. Il verdetto clinico, in quella fase, parla di “semplice intossicazione” e “gastroenterite”. Vengono rimandati a casa. La scena si ripete, drammaticamente identica, la mattina successiva. Solo il 27 dicembre, quando le condizioni di Sara precipitano, scatta l’allarme vero. La ragazza viene ricoverata in Rianimazione, ma è troppo tardi: il suo cuore cede alle 23. Poche ore dopo, alle 11 del mattino seguente, muore anche la madre. Gianni Di Vita, il padre, è ora ricoverato in condizioni critiche ma stazionarie all’istituto Spallanzani di Roma. Salva, per un gioco del destino o della biologia, l’altra figlia maggiorenne, ricoverata in via precauzionale ma asintomatica.
Caccia alla tossina: dai funghi al rodenticida
Cosa ha ucciso Antonella e Sara con tale “virulenza”, per usare le parole del procuratore Nicola d’Angelo? Gli inquirenti hanno sequestrato nell’abitazione di famiglia vongole, cozze, baccalà e funghi champignon, inviati all’Istituto Zooprofilattico e al Gemelli di Roma per cercare tracce di Amanita phalloides o tossine alimentari. Ma nelle ultime ore prende corpo un’ipotesi inquietante, slegata dalla tavola della Vigilia: quella di una contaminazione chimica accidentale. L’attenzione si concentra su un mulino di proprietà di Gianni Di Vita, dove alcune settimane fa sarebbe stata effettuata una deratizzazione. Il sospetto, tutto da verificare, è che il veleno per topi possa essere finito accidentalmente nelle farine usate dalla famiglia.
La difesa dell’Asl
Mentre la Procura indaga per «interrompere ogni dinamica di rischio», il direttore generale dell’Asl Molise, Giovanni Di Santo, difende l’operato dei sanitari, parlando di percorso «corretto e conforme alle linee guida». Di Santo evoca una generica «tossinfezione», ammettendo però che la causa potrebbe non essere alimentare ma chimica, dovuta all’inalazione o all’assunzione di sostanze tossiche. Saranno le autopsie, fissate per domani, e gli esami tossicologici sui campioni biologici del padre a dover dare un nome al veleno che ha distrutto una famiglia nei giorni di Natale.










