

Messina si appresta a vivere uno dei sabati più caldi della sua storia recente. Il 29 novembre la città dello Stretto non sarà solo un crocevia di correnti marine, ma l’epicentro sismico della politica italiana. Al corteo nazionale indetto contro il Ponte sullo Stretto è attesa Elly Schlein, una presenza che carica di significato politico quella che per anni è stata in prevalenza una battaglia di comitati civici e associazioni ambientaliste. Il comitato promotore è formato da oltre 80 fra associazioni e movimenti.
Il sabato della mobilitazione
La scelta del sabato non è casuale: è il giorno che permette a lavoratori, studenti e delegazioni provenienti da tutta Italia di convergere su Messina. Il corteo, che si preannuncia imponente, attraverserà il cuore della città per ribadire un concetto semplice ma dirompente: lo sviluppo del Mezzogiorno non passa per un’unica, faraonica infrastruttura, ma per la cura capillare di un territorio fragile. La leader Dem, scendendo in piazza, sposa questa visione e trasforma la manifestazione in una sfida aperta al Governo Meloni e alla gestione salviniana della Grande Opera.
L’arrivo della Schlein a Messina rompe la distanza tra i palazzi romani e le case espropriande di Torre Faro e Ganzirri. In una città che vive sospesa tra l’annuncio dei cantieri e la realtà di una mobilità spesso difficile, la segretaria del PD porta il peso dell’opposizione nazionale. Non si tratta di una visita di cortesia, ma di un presidio fisico: camminare fianco a fianco con chi teme per la propria casa o per l’ecosistema dello Stretto significa blindare il “No” al Ponte come pilastro identitario del centrosinistra.
Messina al centro dello scontro
Mentre la macchina organizzativa ultima i preparativi per accogliere la moltituine di manifestanti, la città trattiene il fiato. Il 29 novembre Messina non sarà periferia, ma capitale del dissenso costruttivo. La presenza della Schlein certifica che la questione del Ponte ha travalicato i confini tecnici per diventare terreno di scontro su due idee diverse di Italia. E sabato, lungo le strade che costeggiano quel braccio di mare tanto discusso, si misurerà la reale forza di questa opposizione popolare.
Fra i leader che il 29 saranno presenti per il Pd la capogruppo Chiara Braga e il deputato Anthony Barbagallo, per il M5s la senatrice Barbara Floridia, e per Avs il coportavoce dei Verdi Angelo Bonelli.
Fra i motivi del “No”, è stato spiegato, “anche i recenti rilievi e dinieghi della Corte dei Conti, che hanno messo in evidenza criticità rilevanti del progetto: assenza di coperture finanziarie certe, rischi di squilibrio nella spesa pubblica, elementi progettuali non definiti o incoerenti, timori fondati sui potenziali impatti economici, ambientali e sociali, incertezza sui tempi, sulla sicurezza e sulla governance dell’opera”.
“Si tratta di osservazioni – è spiegato in una nota – che confermano quanto comitati, cittadini ed esperti denunciano da anni: il Ponte non è una priorità, non è una soluzione ai problemi strutturali del Sud e rischia di assorbire risorse fondamentali per infrastrutture realmente necessarie: dalla messa in sicurezza del territorio al trasporto pubblico, dai collegamenti ferroviari alla manutenzione ordinaria e straordinaria”.
“Il corteo del 29 novembre – conclude la nota – sarà una grande manifestazione nazionale, aperta a tutti e tutte, per ribadire una visione alternativa: sviluppo, lavoro, mobilità, tutela dell’ambiente e sicurezza del territorio non si costruiscono con mega-opere irrealistiche, ma con investimenti concreti, verificabili e sostenibili”.











