
Tra le pieghe di un atto confuso, il principio dell’alternanza scivola via silenziosamente, lasciando il posto a consuetudini consolidate che rendono di fatto superfluo ogni cambio di nome.

Scorrendo la Determina n. 219 dell’11 ottobre 2025, si ha la plastica rappresentazione di come a volte la superficialità e la fretta possano diventare metodo di governo. Non serve scomodare Kafka, basta guardare, in questo caso, dentro gli uffici della Messina Social City per trovare un evidente caso di leggerezza (nel senso di superficialità) burocratica che lascia interdetti. Qui, l’atto amministrativo non è più una garanzia, ma un copia e incolla selvaggio dove tutto si tiene: la privacy violata, l’amico avvocato e, incredibilmente, il carrozziere.
Il primo schiaffo è alla riservatezza, quella che dovrebbe essere sacra per un ente che si fregia dell’aggettivo “Social”. Invece no, nero su bianco, senza nemmeno la decenza di un omissis, viene sbattuto in piazza il nome del dipendente, tale P. S., colpevole di aver fatto ricorso per un posto da psicologo. I suoi dati sono lì, alla mercé di chiunque scarichi il pdf, in una trasparenza che diventa oscenità.
Ma è proseguendo nella lettura che il dramma si fa farsa. Il protagonista è sempre lui, l’avvocato Santi Delia, il legale che pare aver preso la residenza negli uffici di Messina Social City. Il principio di rotazione degli incarichi? Sembra diventato carta straccia. Delia è talmente di casa che nella fretta di scriverne l’ennesimo affidamento, l’estensore dell’atto si dimentica pure il cognome. Al punto 1 si legge testuale: “affidare il servizio di tutela legale all’avv. Santi”. Santi e basta. Un’intimità imbarazzante pagata a peso d’oro, oltre 12.000 euro per una difesa d’urgenza. Ovviamente il riferimento è ironico e non ne abbia a male lo stimatissimo avvocato Delia. Ma diventa meno sarcastico nel momento in cui da incarico ad un legale la determina si trasforma in incarico ad un … carrozziere. E’ qui che sta il vero capolavoro dell’assurdo amministrativo. Si nasconde al punto 5. In mezzo a codici e tribunali, spunta fuori la ditta “Castano Giuseppe s.r.l.”. A Messina lo sanno anche i sassi che Castano è un ottimo carrozziere. Insomma aggiusta macchine, non scrive certo memorie difensive. Eppure, in questo atto schizofrenico firmato dal Direttore Generale Arpi Giuseppe , si autorizza una trattativa con la ditta per quasi 7.000 euro.
Che ci fa una ditta del genere in una determina per incarico legale? Semplice: qualcuno ha preso un vecchio file, ha cambiato l’oggetto e si è dimenticato di cancellare il resto. Un copia-incolla criminale che impegna soldi pubblici per “raddrizzare” forse non il processo, ma qualche paraurti fantasma. E nessuno controlla, nessuno legge. Nemmeno il neo direttore generale Arpi che firma e autorizza la pubblicazione.
Tanto paga Pantalone, e la dignità dell’amministrazione finisce, letteralmente, dallo sfasciacarrozze.










