558 views 8 min 0 Comment

Emergenza crack a Palermo, nasce un Centro di accoglienza. Ma il limite è sempre la legge inadeguata e il male dell’indifferenza

- 20/11/2023

di Giuseppe Bevacqua

Quello che segue è il comunicato stampa della Regione Siciliana. Ottima iniziativa. Lodevole e “meglio che nulla”, ma ci sono risvolti che lasciamo alle considerazioni finali, dalle quali non si può prescindere. Vogliamo dirci la verità? La vogliamo dire fino in fondo? Se non lo facciamo, se non guardiamo in faccia le cose come stanno e ciò che serve oltre ogni sforzo di chi può farlo e di chi non vuole perché non può, ogni attività, ogni iniziativa rischia di vanificarsi, con grande e più dolore.

IL COMUNICATO

Regione e Asp di Palermo insieme nella realizzazione e nella gestione di un Centro di pronta accoglienza che possa fornire sostegno medico, farmacologico, terapeutico e psicologico-emotivo ai soggetti con dipendenza da sostanze, in particolare crack e cocaina. Il progetto, presentato oggi a Palazzo d’Orléans, è stato finanziato con poco più di due milioni di euro per due anni, per metà con risorse dell’area Salute mentale del Piano sanitario nazionale 2022, messe a disposizione dall’assessorato regionale della Salute e per la restante parte dall’Asp del capoluogo siciliano.

«Un’iniziativa pioneristica – afferma il presidente della Regione Siciliana Renato Schifaniche per la prima volta vede la luce in Sicilia e con un finanziamento interamente disposto con fondi pubblici. È il segnale concreto dell’impegno che il mio governo sta mettendo in campo per fronteggiare un fenomeno sociale devastante che purtroppo colpisce soprattutto le fasce giovanili, specialmente delle aree metropolitane. Siamo molto orgogliosi di questa iniziativa che seguiremo da vicino e che, a regime, porterà aventi anche azioni di reinserimento sociale».

Il centro, di 700 metri quadri, sorgerà all’interno del padiglione 13 della sede dell’Asp di via La Loggia e disporrà di 12 posti letto (che potranno anche essere aumentati secondo le necessità) per accogliere quei soggetti in particolare condizione di fragilità e a rischio di vita a causa dell’utilizzo massivo di sostanze psicoattive fino a un mese, eventualmente prorogabile. Attualmente, sono in corso i lavori di ristrutturazione, con cantieri attivi su tre turni e in stretta collaborazione con la Soprintendenza dei Beni culturali di Palermo poiché interessano un edificio storico vincolato. Si sta procedendo anche al reperimento del personale: medici, psicologi, terapisti della riabilitazione, assistenti sociali, infermieri, operatori socio-sanitari e collaboratori amministrativi. L’impegno è quello di far partire le attività entro la fine del 2023 o, al massimo, entro i primi giorni del 2024. 

«Un centro come quello che abbiamo immaginato – aggiunge l’assessore regionale alla Salute Giovanna Volo – ci consente di rispondere alla necessità di dare assistenza immediata a quei soggetti in difficoltà che spesso si ritrovano ad avere contatti col sistema sanitario solo nell’area dell’emergenza-urgenza, ovvero quando a volte è già troppo tardi. Attraverso il Centro di pronta accoglienza, quindi, trattiamo l’evento critico e facilitiamo la presa in carico presso i servizi dedicati alla cura delle dipendenze previsti dai Lea, come i SerT e le comunità terapeutiche».

Presente in conferenza stampa anche Francesco Zavatteri, farmacista che ha perso il figlio diciannovenne, Giulio, proprio a causa di un’overdose di crack. «Abbiamo ascoltato il grido di dolore dei genitori dei ragazzi in difficoltà per la dipendenza da droghe, ho incontrato, d’intesa con il presidente Schifani, l’Asp di Palermo – dice il dirigente generale del dipartimento di Pianificazione strategica Salvatore Iacolino e insieme abbiamo individuato un percorso di collaborazione per la realizzazione del progetto, a difesa della vita di chi combatte il dramma della dipendenza».

«Il disagio sociale che induce sempre più giovani a fare uso di sostanze stupefacenti – sottolinea il commissario straordinario dell’Azienda sanitaria provinciale di Palermo Daniela Faraoniferisce la società civile e le organizzazioni preposte alla tutela della salute. L’Asp non poteva rimanere inerme, soprattutto, a fronte della richiesta accorata della presidenza della Regione che, giustamente, ha affermato il principio di improcrastinabilità nell’adozione di misure che possano essere di sostegno, non solo ai diretti interessati, ma anche alle famiglie che in momenti di particolare difficoltà non hanno trovato, finora, un Centro al quale potersi rivolgere e che abbia tutte le professionalità necessarie ad ‘abbracciare’ e accogliere il giovane nei momenti più critici, tutelandolo ed avviandolo ai percorsi dedicati».

Si tratta di un progetto pilota della Regione Siciliana di particolare importanza che sarà monitorato costantemente, anche in considerazione dei vari fattori culturali e socio-economici che possono avere un impatto sulla popolazione di riferimento, con l’obiettivo di farne, a regime e dopo il biennio sperimentale, un’attività istituzionale.

MA LA LEGGE NON AIUTA… CONSIDERAZIONI

Fin qui il comunicato della Regione Siciliana. Ben venga il centro a Palermo, ma non basta. L’affermazione dell’assessore regionale alla Sanità Giovanna Volo “Ci scusiamo con le famiglie dei giovani perché non siamo riusciti immediatamente a capire il dramma provocato da questa droga” la dice lunga sul quanto è avvertito il problema strisciante ed esistente in altre città oltre Palermo. Qualcuno si ritroverà a dire quanto ha già ammesso l’assessore “non avevamo capito” e quando lo si capirà potrebbe essere troppo tardi. Ma anche la legge non aiuta. Quella che indica come una facoltà decisionale del dipendente il farsi aiutare. E’ vero che uscire dal tunnel costruito da droghe come queste ha il bisogno assoluto di una presa di coscienza concreta e decisa da parte di chi vive il suo dramma, ma è anche vero che l’Art. 32 della Costituzione Italiana recita che “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti“. Così come è vero che conclude con l’avvertimento che “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.”. E allora, se vogliamo salvare questi giovani, le famiglie sotto attacco di questa perniciosa droga, come di molte altre di estrazione chimica, è necessario che la LEGGE preveda in casi specifici ed estremi un percorso obbligatorio e necessario al fine di garantire il rispetto dell’articolo 32 della Costituzione e dell’umanità in pericolo. Altrimenti le strade saranno piene di buoni “esperimenti” e esemplari “tentativi” ma senza speranza.