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Il Grande Sonno del Pd. Mentre gli altri si prendono Messina, gioca a “Strega comanda colore”

- 27/02/2026
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Mentre la città aspetta un’alternativa, i dem messinesi bocciano i profili di Musolino e Todaro per giocare a “strega comanda colore”. Il segretario Hyerace parla di “scelta di responsabilità”, ma la verità è un letargo che rischia di regalare la città agli avversari.

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di GIUSEPPE BEVACQUA

A Palermo si riunisce l’immancabile “tavolo della coalizione” del centrosinistra per fare il punto sulle elezioni. Risultato? Tutto rinviato a lunedì per “proseguire l’istruttoria con i territori”. Formula burocratica sublime che, tradotta dal politichese, certifica il nulla cosmico. Se a Marsala si è almeno partorito il nome di Andreana Patti, a Messina va in scena il capolavoro tragicomico del Partito Democratico. Un partito che, più che una forza guida, sembra un disco rotto.

Il Nazareno dello Stretto ha deciso di giocare a fare il “padrone” della coalizione. Detta i tempi (biblici e del tutto inadeguati), pontifica, e soprattutto si indigna se qualche alleato osa macchiarsi del delitto di lesa maestà: proporre un candidato.

Prendiamo la Casa Riformista. Avanza il nome della senatrice Dafne Musolino, una che per la città si è spesa in trincea, prima da assessore e oggi in Parlamento. Reazione del Pd: spiazzamento e palese fastidio. Poi arriva Alleanza Verdi Sinistra, che con la messinese Alessandra Minniti (co-portavoce di Europa Verde insieme a Fabio Giambrone) cala un asso oggettivamente pesante: Paolo Todaro. Sindacalista, membro del Senato accademico e, dettaglio non trascurabile, autore dell’esposto sui rimborsi d’oro che ha scoperchiato il “caso Cuzzocrea“, portando alle dimissioni del rettore dell’Unime. Un profilo di rottura radicale. Reazione del Pd? Ancora fastidio.

Perché nel chiuso delle asfittiche stanze dem, il mondo deve ruotare tutto intorno a loro. O ci si stringe su Antonella Russo, o ci si prostra davanti alla titanica macchina del consenso di Alessandro Russo, forte della sua “formidabile” petizione da ben 500 firme. Un plebiscito inarrestabile, calcolato con un sistema geniale in cui può votare anche “miocuggino“, magari per cinque volte di fila dalla stessa tastiera.

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Insomma, la dirigenza dem, stantia e spaccata, non dirige un bel niente. Si limita a giocare a “strega comanda colore“, perdendo settimane preziose e barricandosi dietro scuse lunari del tipo: “I tempi devono essere lenti perché Basile non si è ancora dimesso ufficialmente e irrevocabilmente“.

Nel frattempo, fuori dal limbo delle segreterie, il mondo reale corre. Il centrodestra di Marcello Scurria ha già piazzato le tende inaugurando la campagna elettorale dalla piazzetta di Camaro, luogo simbolo del Risanamento. Dall’altra parte, Cateno De Luca scalda i motori di una corazzata elettorale impressionante, potendo contare sul mazzo “agevolato” lasciato in dote da Basile: una pioggia di fondi a disposizione, infornate di assunzioni e il controllo capillare dell’Ente comunale.

Di fronte a questo scenario di accerchiamento, con la città che chiede un’alternativa e non un letargo, arriva la perla finale del segretario provinciale dem, Armando Hyerace. Il quale, senza mostrare alcun cedimento al senso del ridicolo, dichiara che “il Pd di Messina ha scelto sin dall’inizio la strada della responsabilità” e che “raccontare questi tempi come una spaccatura significa forzare la realtà“, vantando la costruzione di “una proposta seria e credibile“.

Certo, nessuna spaccatura. Solo un partito fermo al palo che galleggia sul nulla, regalando un vantaggio incolmabile a chi la città se la sta già prendendo. Davvero una “proposta seria“.

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