
I dipendenti denunciano violazioni del contratto integrativo e totale assenza di trasparenza nelle assegnazioni dei turni. Il Tribunale Amministrativo impone all’azienda di pubblicare l’atto d’accusa sul proprio sito per informare tutto il personale in vista dell’udienza fissata per l’aprile 2026

Una battaglia legale per la trasparenza sta scuotendo l’Azienda Trasporti Messina (ATM S.p.A.). Al centro della contesa ci sono le modalità di assegnazione dei turni e i trasferimenti del personale, finiti sul tavolo del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Sicilia, sezione staccata di Catania. Undici dipendenti, con la qualifica di “operatori di esercizio”, hanno infatti deciso di adire le vie legali contro i vertici aziendali, lamentando spostamenti immotivati e una gestione clientelare delle turnazioni.
Le accuse: violazione del contratto e trasferimenti “a sorpresa”
La vertenza nasce da una prassi aziendale che, secondo i ricorrenti, violerebbe palesemente l’articolo 3 del Contratto Integrativo Aziendale (C.I.A.) siglato il 9 dicembre 2024 . I lavoratori denunciano di essere stati trasferiti in sedi lavorative molto distanti dalla propria residenza, senza alcun provvedimento formale e al di fuori di un equo sistema di rotazione che dovrebbe invece coinvolgere tutto il personale in maniera imparziale . Gli autisti apprenderebbero della nuova destinazione lavorativa solo all’ultimo istante, tramite la mera pubblicazione dei turni.
Il muro di gomma e il “silenzio-rigetto”
Per fare luce sui criteri adottati dall’azienda (società in house a totale partecipazione pubblica del Comune di Messina), il 21 agosto 2025 i dipendenti avevano presentato una formale istanza di accesso agli atti . La richiesta puntava a ottenere documenti cruciali, tra cui:
- Piani di esercizio, tabulati mensili dei turni e resoconti delle ore di straordinario effettuate .
- Richieste di cambio turno pervenute agli uffici, con le relative motivazioni di approvazione o bocciatura.
- L’elenco dei dipendenti esonerati da certe fasce orarie o spostati in sedi diverse, con la specificazione dei criteri adottati per la loro selezione .
- Liste delle ferie approvate o respinte .
Di fronte a questa richiesta, ATM ha opposto un totale silenzio per mesi, configurando il cosiddetto “silenzio-rigetto” . Solo il 25 novembre 2025, dopo la notifica del ricorso al TAR, l’azienda si è costituita in giudizio. ATM ha giustificato la mancata consegna degli atti lamentando l’eccessiva mole di documenti richiesti, la natura asseritamente “esplorativa” e di controllo dell’istanza, e il rischio di violare la privacy dei dipendenti .
La difesa dei lavoratori, rappresentata dall’Avv. Antonio Daniele D’Orazio, ha respinto fermamente le giustificazioni di ATM, definendole pretestuose. In merito alla questione della privacy, i ricorrenti hanno fatto notare un’incongruenza: i turni mensili vengono già pubblicati “in chiaro” – con l’indicazione per esteso dei nomi dei dipendenti e delle linee assegnate – su una chat aziendale WhatsApp gestita dalla stessa dirigenza . L’unica cosa a rimanere “segreta”, sottolineano i lavoratori, sono proprio i criteri adottati per le assegnazioni.
La vicenda ha ora registrato un importante snodo procedurale. Con l’ordinanza n. 283/2026 dello scorso 30 gennaio, il TAR di Catania ha stabilito che la documentazione richiesta impatta direttamente sugli interessi di tutti gli altri colleghi non direttamente coinvolti nel ricorso. Per garantire il diritto di difesa a questi ultimi, i giudici hanno autorizzato la notifica per “pubblici proclami”.
ATM è ora obbligata per legge a pubblicare automaticamente sul proprio sito web istituzionale l’intero ricorso e un avviso ufficiale per i controinteressati (ovvero tutti gli altri “operatori di esercizio”).









