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Allarme case e studentati A PREZZI “MODESTI”: «In Italia servono 120mila posti letto. L’emergenza diventi leva per la crescita»

- 21/02/2026
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ROMA – Il tema dell’abitare in Italia ha ampiamente superato la soglia di guardia. Non si tratta più soltanto di tamponare un disagio, ma di ripensare le città per non frenare lo sviluppo del Paese. Il messaggio, chiaro e rivolto direttamente alle istituzioni, arriva dal Forum in Masseria attraverso le parole di Davide Albertini Petroni, presidente di Confindustria Assoimmobiliare: l’emergenza abitativa deve compiere un salto di paradigma e trasformarsi in una “leva strutturale di crescita”.

I numeri del deficit: lontani dagli standard europei

La fotografia scattata da Assoimmobiliare restituisce un quadro allarmante, soprattutto per i giovani in formazione e per le famiglie a medio-basso reddito. Per allineare l’Italia agli standard internazionali, riuscendo a coprire un target fisiologico pari al 20-25% della domanda effettiva, le stime del fabbisogno impongono un cambio di passo radicale:

  • 120.000 posti letto universitari per colmare il divario cronico dello student housing.
  • 100.000 nuovi alloggi a prezzi accessibili da realizzare nei prossimi cinque anni.

La ricetta: sburocratizzare e detassare

Per sbloccare un mercato frenato da norme farraginose e attrarre capitali istituzionali, servono regole d’ingaggio nuove. Confindustria Assoimmobiliare punta il dito contro il rischio regolatorio, chiedendo un aggiornamento urgente del quadro urbanistico. La priorità è superare la frammentazione normativa introducendo iter semplificati per la costruzione di studentati e alloggi a canone calmierato, accompagnati da una maggiore flessibilità sui cambi di destinazione d’uso.

Fondamentale, sottolinea Albertini Petroni, è garantire la certezza dei tempi di approvazione e promuovere una disciplina ambientale che incentivi il recupero delle aree dismesse. Sul fronte economico, la richiesta è quella di ristabilire la neutralità fiscale per gli investitori del settore locazione, cancellando le attuali distorsioni su Iva e Imu e definendo criteri chiari di rendimento per le opere di interesse pubblico.

Il nodo risorse: la spinta della leva pubblica al 30%

Semplificare, tuttavia, oggi non basta più. L’impennata dei costi di costruzione e l’onerosità del capitale rendono le sole agevolazioni normative insufficienti a far partire i cantieri. La soluzione proposta al Forum è un’alleanza strategica: serve una leva finanziaria pubblica minoritaria, calcolata intorno al 30%, che agisca da garanzia e da moltiplicatore per i capitali privati.

L’obiettivo è convogliare il risparmio previdenziale e assicurativo verso investimenti a lungo respiro. Solo così, conclude il presidente di Assoimmobiliare, si potrà fare dell’abitare accessibile non solo un pilastro della coesione sociale, ma un vero e proprio motore per la produttività del Paese.

studentesse e studenti a lezione universita