

MESSINA I confini sottili, sono a volte sfumati dalla foga della campagna elettorale, tra il ruolo istituzionale e l’ambizione politica personale. A Messina, in vista delle prossime elezioni amministrative, questo confine sembra essere inciampato in un video social. Protagonista è Salvatore Cosenza, componente del Consiglio di Amministrazione di Amam, la società partecipata del Comune che gestisce il servizio idrico. Cosenza è pronto a scendere in campo in una delle liste a sostegno del sindaco Federico Basile. Fin qui, le normali dinamiche della politica cittadina. A far discutere, però, è la forma della comunicazione.
Il curriculum e il “brand” dell’azienda pubblica
Sui social network, attraverso un reel su Facebook, è apparso un video che ripercorre l’excursus professionale e il curriculum di Cosenza. Un classico strumento di propaganda digitale, se non fosse per un dettaglio che non è passato inosservato: l’utilizzo del logo Amam e la pubblicazione sulla pagina istituzionale della partecipata! Il simbolo dell’azienda municipalizzata, patrimonio dell’intera collettività e sostenuta dalle utenze dei cittadini, viene di fatto accostato al lancio di una campagna elettorale di parte.
Una sovrapposizione che solleva un tema cruciale di opportunità politica e di etica istituzionale. Può l’immagine di una partecipata pubblica, che per sua natura deve garantire imparzialità e servizio a tutti i cittadini a prescindere dal colore politico, diventare la cornice per la corsa a uno scranno in Consiglio Comunale?
Il nodo delle dimissioni
L’interrogativo si spinge inevitabilmente oltre l’aspetto grafico e comunicativo. L’esposizione mediatica di Cosenza in veste di candidato riaccende il dibattito sulle tempistiche e sull’opportunità di mantenere la carica. A rigor di grammatica istituzionale, il passo indietro dal cda di Amam avrebbe dovuto precedere, o quantomeno coincidere, con l’avvio formale della propria propaganda elettorale per evitare palesi conflitti di interesse.
Resta dunque un interrogativo aperto per l’opinione pubblica: è opportuno che chi amministra un servizio pubblico essenziale utilizzi il prestigio (e i simboli) dell’ente come volano elettorale? Un nodo di trasparenza che la politica cittadina sarà chiamata a chiarire.









