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Febbraio

Il j’accuse di Giorgianni: «Messina ostaggio di un teatrino, le dimissioni di Basile? Una sceneggiata scritta da tempo»

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L’ex sottosegretario all’attacco: «L’addio del primo cittadino? Una sceneggiata scritta mesi fa, lui non è libero. De Luca usa la città come trampolino elettorale e finge stupore in piazza, ma i messinesi pagano il conto di un cinismo politico intollerabile»

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MESSINA – Non usa mezzi termini Angelo Giorgianni. Nell’intervista esclusiva concessa ai nostri microfoni de “Il Punto”, il magistrato ed ex sottosegretario traccia una disamina impietosa dello stato di salute politico della città dello Stretto. Al centro del suo j’accuse, la gestione delle dimissioni del sindaco Federico Basile e il ruolo, definito «onnipresente», del leader di Sud Chiama Nord e Sindaco di Taormina, Cateno De Luca. Secondo Giorgianni, Messina sta vivendo un «momento drammatico», non solo per le ferite strutturali ed economiche che la affliggono, ma perché vittima di un «cinismo politico intollerabile».

La gestione mediatica dell’attesa

Il punto nodale della critica riguarda la modalità con cui si è arrivati all’addio – poi ritirato o confermato a fasi alterne – del primo cittadino. Per Giorgianni non si è trattato di una crisi politica reale, ma di una strategia di comunicazione. «Le dimissioni erano già state scritte molto tempo prima che fossero preannunciate», attacca il magistrato, puntando il dito contro quella che definisce «la gestione mediatica dell’attesa». L’obiettivo, secondo il magistrato, è sempre stato quello di tenere la città col fiato sospeso, in una sorta di reality show amministrativo dove la dignità delle istituzioni viene sacrificata sull’altare del consenso. Giorgianni bolla come «la ciliegina sulla torta» il video di Cateno De Luca a Piazza Duomo, in cui il leader politico affermava di aver appreso delle dimissioni in quel momento, quasi prendendo le distanze da un fatto che sapeva essere traumatico. «Nessuno crede che l’onnipresente De Luca fosse all’oscuro», commenta sarcastico Giorgianni.

Il sindaco condizionato

deluca basile

L’amarezza del magistrato è palpabile quando si parla di Federico Basile. Giorgianni rivela di aver conosciuto l’attuale sindaco durante la campagna elettorale, apprezzandone inizialmente le doti umane e la «volontà del fare». Tuttavia, il sostegno era vincolato a una promessa di autonomia che, secondo l’intervistato, è stata disattesa. «Avevo un’unica perplessità: che lui non sarebbe stato un sindaco autonomo, ma un sindaco condizionato. E purtroppo i fatti mi hanno dato ragione». Giorgianni cita, come esempio del fallimento amministrativo, la mancata presa di posizione sul monopolio dei trasporti nello Stretto, un tema vitale per l’economia locale su cui l’amministrazione avrebbe mostrato totale assenza, lasciando che i cittadini pagassero un prezzo, letterale e metaforico, sproporzionato.

Messina come trampolino, non come fine

L’analisi si sposta poi sul disegno politico complessivo di Cateno De Luca. Per Giorgianni, Messina non è il fine dell’azione politica di Sud Chiama Nord, ma il mezzo. La città viene utilizzata per «capitalizzare un consenso» da spendere successivamente sui tavoli regionali e nazionali. Una strategia che ha trasformato Palazzo Zanca in una roccaforte assediata da una perenne campagna elettorale, dove l’amministrazione ordinaria cede il passo alla propaganda. «De Luca ha scelto di capitalizzare il consenso dei messinesi per spenderlo altrove, sperando di utilizzare Messina con la logica dei numeri per vendere un controllo politico», afferma Giorgianni, evidenziando come questa dinamica abbia di fatto esautorato la città del suo ruolo di città metropolitana pensante.

Il vuoto dell’opposizione

Se la maggioranza è sotto accusa per eccesso di cinismo, l’opposizione non viene risparmiata per la sua inconsistenza. Giorgianni descrive i partiti tradizionali come «vegetali», frammentati in correnti e incapaci di offrire una visione alternativa credibile. Il vero partito di maggioranza, fa notare, è quello dell’astensione (oltre il 50%), segno di uno scollamento totale tra la cittadinanza e la classe dirigente. Il rischio concreto, conclude il magistrato, è che Messina rimanga intrappolata in una «campagna elettorale prodomo sua», infinita e sterile, mentre le vere emergenze – dalla ricostruzione post-dissesto allo sviluppo turistico – restano al palo. L’appello finale è rivolto alle forze civiche e sane della città: abbandonare gli «orticelli» personali e costruire un fronte comune che restituisca a Messina la dignità che merita, liberandola dalla logica dell’uomo solo al comando.

Angelo Giorgianni
Il magistrato Angelo Giorgianni