
Il ventriloquo smemorato e la smentita dimenticata

Era fatalmente inevitabile. Dopo l’uscita di Cateno De Luca sulle presunte offerte di assessorati ricevute da Renato Schifani – sdegnosamente rifiutate, ça va sans dire – ecco arrivare, puntualissimo sulle colonne de La Sicilia, il soccorso rosso (o meglio, giallorosso) di Danilo Lo Giudice. Il quale, manco a dirlo, conferma tutto. E come potrebbe essere altrimenti? Se De Luca è la voce, Lo Giudice è l’eco; se uno è il disco, l’altro è la puntina. La narrazione è talmente sovrapponibile da sembrare uscita da una fotocopiatrice inceppata sul tasto “vittimismo eroico”.
Il fedelissimo di Sud Chiama Nord si produce in una difesa d’ufficio che ha del commovente, ribadendo che sì, il Governatore avrebbe tentato di sedurre i puri di cuore con poltrone e prebende. Ma è sul finale che il ragionamento di Lo Giudice si inerpica su vette di arditezza logica che sfidano la forza di gravità e, soprattutto, gli archivi dei giornali. Sentenzia infatti il Nostro: «De Luca aveva già detto le stesse cose due mesi fa e non era stato sconfessato. Ma adesso siamo già in campagna elettorale».Tutto molto bello, tutto molto suggestivo. Peccato che sia un caso acuto di amnesia selettiva.
Basta infatti riavvolgere il nastro al novembre scorso per trovare traccia non di un timido sussurro, ma di una porta blindata sbattuta in faccia. Schifani fu lapidario: «Non ci sono trattative né aperture», dichiarò testualmente, chiarendo a chiunque non avesse i tappi nelle orecchie che «non è all’ordine del giorno l’ingresso in maggioranza di Cateno De Luca e del movimento Sud chiama Nord». Dunque, sostenere oggi che “non era stato sconfessato” significa scommettere sulla memoria corta dei siciliani, o forse sperare che nel frattempo abbiano tutti smesso di leggere.
La verità è che la campagna elettorale, evocata da Lo Giudice come causa di tutti i mali odierni, è l’unico vero motivo per cui questa storia viene riscaldata e servita nuovamente. Se De Luca le spara grosse, il suo alter ego le certifica, fingendo che Schifani non li avesse già liquidati mesi fa come ospiti indesiderati. Una strategia perfetta, se non fosse per quel fastidioso dettaglio che si chiama realtà.










