
Federico Basile saluta tutti e se ne va, raccontandoci la favola del sacrificio istituzionale, ma a smontare il giocattolo ci pensa Angelo Giorgianni su The Hour, con la freddezza di un contabile che entra in una bisca e scopre le carte segnate. La narrazione del sindaco costretto alla resa da un’opposizione brutta e cattiva si infrange contro il muro della matematica, quella vera: come riporta Giorgianni, su 442 delibere presentate, ben 441 sono state approvate. Una media quasi bulgara. E l’unica rimasta al palo? Non bloccata dalle barricate nemiche, ma ritirata dalla stessa maggioranza. Altro che crisi e ingovernabilità: siamo di fronte a una farsa scritta male e recitata peggio.
Giorgianni lo scrive chiaro e tondo: Basile non ha scelto, ha obbedito. Il copione non è farina del sacco del sindaco dimissionario, ma del solito Cateno De Luca, il regista che usa Messina come unico capitale politico da spendere sui tavoli regionali e nazionali, visto che fuori dallo Stretto il suo charme attecchisce poco. E la scena madre di questa commedia dell’arte è quel video della “finta sorpresa”, stigmatizzato duramente su The Hour: una recita imbarazzante in cui De Luca finge di cadere dalle nuvole, trasformandosi magicamente in spettatore ignaro delle decisioni che lui stesso impone.
Ma il capolavoro del delirio, nota ancora Giorgianni, si consuma in tv a Malalingua. Lì “Scateno” getta la maschera e indossa la tunica, vantandosi di aver “resuscitato un morto politico”. Siamo passati dalla politica alla teologia: De Luca non si sente più un amministratore eletto, ma un Messia che crea, distrugge e resuscita a piacimento. Non governa: domina. Eppure, avverte Giorgianni, la città non è cieca e comincia a mormorare la frase che segna la fine degli incantesimi: “Questa volta hanno esagerato”. Quando il teatro sostituisce la realtà e il potere diventa culto, il sipario non cala con gli applausi, ma con il voto nelle urne. E lì, di solito, i miracoli riescono meno bene.









