

Multe come ossigeno per i bilanci. È il “segreto di Pulcinella” di molti comuni italiani, che reggono l’urto delle spese correnti grazie al flusso di cassa garantito dagli autovelox. E Messina non si sottrae alla regola. A Palazzo Zanca, però, si sta verificando un fenomeno singolare, figlio dell’incertezza normativa e della necessità di difendersi: gli automobilisti pagano subito, ma non si arrendono.
La strategia di chi finisce nel mirino dell’occhio elettronico sulla Statale 114 a Santa Margherita è dettata dal pragmatismo: versare la somma entro i canonici cinque giorni per sfruttare la riduzione del 30% e limitare il danno economico, ma – ed è qui la novità – procedere successivamente con il ricorso. Una manovra a tenaglia: da un lato si mette al sicuro il portafoglio da cifre più alte, dall’altro si trascina l’Ente davanti al giudice, sperando nel rimborso o nell’annullamento. Il Comune incassa volentieri la liquidità immediata, ma il rovescio della medaglia è il rischio concreto di dover gestire una valanga di contenziosi legali e potenziali rimborsi futuri.
A scatenare la corsa alle carte bollate è il precedente, freschissimo, dello scorso mese. La giudice di pace Elena Ramatelli ha accolto il ricorso di un’automobilista calabrese – assistita dall’avvocato Giuseppe Musolino – pizzicata a 69 km/h (il limite è 50) nell’ottobre 2024. Il nodo è sempre lo stesso, tecnico ma micidiale: l’omologazione. Il Comune sostiene che l’apparecchio abbia tutte le carte in regola per funzionare, ma in aula non è stata fornita la prova dell’omologazione specifica per il “modello 106”, limitandosi a una dichiarazione di conformità al campione della Sodi Scientifica.
Una differenza sostanziale che ha portato all’annullamento di quel verbale e che ha illuso molti su un possibile stop definitivo dell’impianto. Invece l’autovelox resta acceso, i vigili supervisionano e le multe partono. E mentre da Palazzo Zanca ostentano sicurezza sulla regolarità delle procedure, i cittadini rispondono con una “doppietta” difensiva: pagano per non rischiare, ma ricorrono per far valere l’assenza di omologazione.











