

NISCEMI (Caltanissetta) — Dall’alto, la ferita è ancora più spaventosa. Una lingua di fango e detriti che ha tagliato in due la collina e isolato la speranza. È questa l’immagine che Giorgia Meloni ha visto stamattina, mercoledì 28 gennaio 2026, affacciandosi dall’elicottero della Protezione Civile che l’ha portata sopra il cuore del disastro causato dal ciclone Harry. La premier è atterrata a Niscemi non per una passerella, ma per un vertice operativo urgente in un municipio che sembra il fortino di una città fantasma.
La “zona rossa” e gli sfollati
Il bilancio è pesante, quasi bellico. Oltre 1.500 sfollati, case sgomberate in fretta e furia, una “zona rossa” off-limits che si estende per 150 metri dal fronte della frana. Niscemi, città nota per le antenne e le polemiche del Muos, oggi è nota per la paura. La premier, accompagnata dal capo della Protezione Civile Fabio Ciciliano, è entrata in Comune per incontrare il sindaco Massimiliano Conti e il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno. Il messaggio è istituzionale ma netto: lo Stato c’è. Il Consiglio dei Ministri ha già deliberato lo stato di emergenza non solo per la Sicilia, ma anche per Sardegna e Calabria, le altre vittime della furia meteo di questi giorni.
Tra preghiere e polemiche
Mentre nei palazzi si decide la logistica degli aiuti, in strada la gente si affida al sacro. Ieri sera la comunità ha portato in processione la Madonna del Bosco, un rito antico per esorcizzare una paura modernissima: quella di perdere tutto. “Niscemi rialzati”, recita uno striscione su un palazzo che guarda il baratro. Ma la tregua del dolore lascia presto spazio alla battaglia politica. Il nervo scoperto sono i soldi. Elly Schlein, segretaria del Pd, ha lanciato la stoccata: «Usate i fondi del Ponte sullo Stretto per mettere in sicurezza il territorio». Una provocazione che ha fatto scattare la reazione immediata del governatore Renato Schifani. Intervenuto a SkyTg24, il presidente della Regione ha fatto scudo al governo: «Sono polemiche strumentali. I soldi per l’emergenza ci sono e il premier ha mostrato massima responsabilità. Il Ponte seguirà la sua strada, non mischiamo le cose».
La conta dei danni
Intanto, la Regione ha stanziato i primi 90 milioni di euro e promesso un contributo immediato di 5.000 euro per le famiglie sgomberate. Ma la sensazione, tra i vicoli svuotati di Niscemi, è che la ricostruzione — o meglio, la messa in sicurezza di una terra che frana sotto i piedi — richiederà ben altro sforzo. La premier riparte, l’elicottero si alza, ma a terra restano il fango e la rabbia di chi, nel 2026, si trova ancora a dover scappare dalla pioggia.










