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Renzi all’attacco sul disastro siciliano: «Meloni ha dimenticato gli stivali, Schifani e Musumeci hanno sprecato 6 miliardi»

- 28/01/2026
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Il leader di Iv nell’intervista a La Sicilia: governo assente perché dà il voto dell’Isola per scontato. «Italia Sicura? Chiusa in modo sciagurato. Il Ponte non si paga coi soldi di coesione»

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È un atto d’accusa frontale, quello che Matteo Renzi lancia dalle colonne de La Sicilia. Nel mirino dell’ex premier c’è la gestione dell’emergenza maltempo nell’Isola, trasformata in una requisitoria politica contro il governo Meloni e l’amministrazione regionale. Il simbolo di questo abbandono, secondo il leader di Italia Viva, è un accessorio mancante: gli stivali.

Il doppio standard tra Emilia e Sicilia

Renzi non usa mezzi termini per evidenziare la disparità di trattamento rispetto all’alluvione in Emilia-Romagna. «Tutti ci ricordiamo che Meloni addirittura abbandonò il G7 in Giappone. Si mise gli stivali e fece uno show davanti a tutte le tv», dichiara il senatore. Per la Sicilia, invece, la premier «è sparita». Secondo Renzi, il motivo di questo silenzio è puramente politico: in Romagna si poteva puntare il dito contro un’amministrazione di colore opposto (Bonaccini e Schlein), mentre in Sicilia «ci sono Schifani e Musumeci e il giochino non funziona». Una strategia che si basa su un calcolo elettorale cinico: «Questo governo ignora il disastro siciliano perché tanto è convinto che i siciliani votino comunque la destra».

L’accusa sui fondi: «Sei miliardi sprecati»

Oltre alla polemica sull’assenza scenica della premier, Renzi solleva una questione contabile ben più pesante. Rivendica lo stanziamento, durante il suo governo, di sei miliardi di euro nel “Patto per la Sicilia”. Risorse che, a suo dire, sono state dissipate: «Musumeci e Schifani hanno sprecato questa gigantesca massa di soldi». Il rammarico del leader di Iv è acuito dall’assenza di una rappresentanza del suo partito all’Ars che possa «urlare l’indignazione» per questa gestione.

Il fattore Musumeci e il caso Niscemi

L’analisi si sposta poi sulla frana di Niscemi e sui danni del ciclone, occasioni per attaccare Nello Musumeci nella sua doppia veste di ex governatore e attuale ministro della Protezione Civile. «Il ciclone Harry ha fatto danni ingenti. Ma il danno ancora più grave l’ha fatto chi ha gestito per anni la Sicilia», attacca Renzi con una battuta al vetriolo: «Harry ha fatto danni ma anche Nello non scherza». Il senatore punta il dito contro la mancata riapertura di “Italia Sicura”, la struttura di missione contro il dissesto idrogeologico chiusa dal governo gialloverde nel 2018 e mai riattivata dall’esecutivo Meloni, nonostante le promesse.

Ponte e Pd: il distinguo

Sul tema delle infrastrutture, Renzi marca una netta distanza dal Partito Democratico. Alla proposta di Elly Schlein di usare i fondi del Ponte per l’emergenza, risponde con un secco «No». Per Renzi i soldi per il dissesto ci sono già («solo l’incapacità di Musumeci e Schifani sta impedendo di spenderli») e spostare l’attenzione sul Ponte offre solo un alibi. Tuttavia, pur dichiarandosi favorevole all’opera, definisce «ridicolo» parlarne mentre la circolazione ferroviaria tra Catania e Messina è interrotta. E attacca il metodo di finanziamento scelto dal governatore: «Perché Schifani ha tolto i soldi del fondo sviluppo e coesione? Se il Ponte è progetto nazionale, perché lo devono pagare i siciliani e non l’Europa o Roma?».

L’abbandono e la sanità

La chiosa è amara e tocca il tasto dolente della considerazione che l’esecutivo avrebbe dei cittadini isolani, citando la frase del ministro Lollobrigida sulla siccità («Per fortuna ha colpito la Sicilia»). Ma l’affondo finale è sulla sanità, ricordando il caso di malasanità a Mazara del Vallo costato la vita alla professoressa Maria Cristina Gallo. «Spero che i siciliani si sveglino da questo incubo», conclude Renzi. «La Sicilia merita rispetto».

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