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Messina, il Bilancio al buio: Basile gioca a nascondino e il Consiglio resta al palo. Gioveni “come si può approvare questo documento?”

- 26/01/2026
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Il capogruppo di Fratelli d’Italia Libero Gioveni denuncia l’irrispettosità del sindaco Basile, che pretende l’approvazione del Bilancio di Previsione 2026 senza chiarire se intenda dimettersi, rischiando di lasciare la città e i servizi essenziali nelle mani gelide di un commissario prefettizio.

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Profondamente grottesco, per non dire spudorato. E’ quello che sta accadendo a Messina. Al Comune continua ad andare in scena una sorta di “gioco del silenzio” sulla pelle dei cittadini. Un “gioco” che si aggrava e si inasprisce sempre più e che coinvolge pesantemente il futuro della città. Il tema di oggi? Il Bilancio di Previsione 2026. Un documento che, in una democrazia degna di questo nome, dovrebbe essere il manifesto politico di chi guida la città, la bussola per i servizi, gli investimenti e il futuro prossimo dei messinesi.

E invece no. A Messina il Bilancio diventa un pacco sigillato, recapitato a un Consiglio Comunale che dovrebbe votare sulla fiducia, anzi, “sulla parola”. Perché il punto non è solo cosa c’è scritto tra le righe di spesa, ma chi quelle righe le dovrà gestire. Libero Gioveni, capogruppo di Fratelli d’Italia, ha scoperchiato il calderone dell’assurdo in Commissione: il Sindaco illustra la programmazione economica per l’anno a venire, ma si rifiuta di sciogliere l’unico nodo che conta: ci sarà ancora lui a Palazzo Zanca o se ne andrà verso una nuova campagna elettorale (sempre se sarà lui il candidato sindaco), lasciando la città in mano a un Commissario?

Il Bilancio “eredità” e l’ombra del Commissario

Il ragionamento di Gioveni risulta indigesto per chi ama le nebbie della politica messinese. Come si può chiedere a un’aula di assumersi la responsabilità politica di approvare un bilancio triennale quando il primo cittadino non dice se tra pochi mesi farà le valigie? È una questione di rispetto istituzionale, merce rara di questi tempi.

Il Consiglio dovrebbe, così, approvare mentre il Sindaco si dimette per “inseguire la poltrona a Palermo”resettare”, secondo qualcuno, gli assetti politici della Città Metropolitana e del Consiglio, mentre a Messina sbarca il solito Commissario prefettizio. Un burocrate che, per definizione e per legge, si limita all’ordinaria amministrazione. Se ad aprile dovesse scoppiare un’emergenza — come quella, citata da Gioveni, dei mancati pagamenti per i servizi essenziali alle famiglie affidatarie — con chi dovrebbero parlare i consiglieri? Con un tecnico che risponde: “Io firmo solo l’ordinario, la politica non abita più qui”?

La strategia del “non dire”

Basile tace, glissa, fa il misterioso ed al contempo se glielo chiedi si indigna e si indispone. Chiede, però, al Consiglio di blindare i conti del 2026 senza chiarire se quel 2026 lo vedrà ancora protagonista o se lascerà in eredità un bilancio rigido e ingessato a chi verrà dopo di lui. È il gioco del “vota e zitto”. Ma la politica non è un atto di fede cieca.

Votare un bilancio significa condividere una visione. Se la visione del Sindaco è già proiettata altrove, quel documento è solo carta straccia, un atto dovuto per evitare il dissesto, ma privo di anima e di garanzie per i servizi minimi. Gioveni lo ha detto chiaramente: è irrispettoso. Noi aggiungiamo: è la solita vecchia politica che tratta le istituzioni come un trampolino personale e i cittadini come spettatori paganti (molto paganti, viste le tasse comunali) di un teatro dell’assurdo.

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