

MESSINA – La paura corre sul doppio binario dell’acqua e della terra. Mentre il ciclone “Harry” flagella la costa, la Sicilia nord-orientale torna a tremare, alimentando timori e teorie incontrollate sui social network. Ieri notte, alle 00:28, una scossa di magnitudo 3.6 ha svegliato la provincia di Messina, con epicentro a soli 2 km da Militello Rosmarino e una profondità di 8 km.
L’evento, confermato dall’INGV e avvertito distintamente dalla popolazione, non è rimasto isolato. Al primo sussulto ne sono seguiti altri tre (magnitudo 2.6, 2.0 e 2.7), confermando una sequenza sismica che tiene in allerta l’area da domenica 18 gennaio. Quel giorno, alle 14:54, un terremoto di magnitudo 4.0 aveva aperto una serie che conta, ad oggi, almeno 30 scosse superiori a magnitudo 2.0. Dal punto di vista geologico, gli esperti rassicurano: non siamo di fronte a un’anomalia. Militello Rosmarino ricade in una zona ad alta pericolosità sismica, teatro in passato di eventi ben più rilevanti, come i sismi del 1613 (stimato 5.6) e del 1739 (5.4), o la più recente sequenza del 2011.
La concomitanza tra le scosse e la devastante ondata di maltempo ha scatenato il passaparola online: c’è un legame tra i terremoti e le mareggiate che stanno inghiottendo le coste? La risposta della scienza, supportata dalle analisi divulgate da GeoPop, è un no categorico. Si tratta di due fenomeni totalmente distinti che, per una sfortunata coincidenza temporale, si sono sovrapposti.
Ecco perché non c’è correlazione:
- L’origine del maltempo: Le alluvioni e le onde anomale sono causate esclusivamente dal ciclone “Harry”, un fenomeno atmosferico di eccezionale violenza che nulla ha a che vedere con la tettonica a placche.
- Nessun effetto tsunami: Sebbene teoricamente un forte terremoto possa generare maremoti, in questo caso mancano i presupposti fisici. La magnitudo è troppo bassa per muovere masse d’acqua significative e, fattore determinante, l’epicentro è sulla terraferma, non in mare.
In sintesi, la Sicilia sta affrontando due emergenze parallele, ma scorrelate. Unire i puntini tra pioggia e terremoti, in questo caso, è un esercizio di fantasia privo di fondamento scientifico.










