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Barcellona Pozzo di Gotto, svolta nel “cold case” del 2006: risolto il tentato omicidio di un 31enne

- 20/01/2026
Carabinieri Barcellona

​Le indagini, riaperte grazie alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, hanno portato all’emissione di una misura cautelare per un 59enne già detenuto. Il movente: uno scontro interno alla famiglia dei “Barcellonesi” per la gestione della droga.​

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MESSINA – Ci sono voluti quasi vent’anni per chiudere il cerchio su un agguato che, all’epoca, era rimasto avvolto nel mistero. Nella mattinata di oggi, i Carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a un uomo di 59 anni, già detenuto per altra causa presso la Casa Circondariale di Palermo.

L’accusa è pesante: tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e dal metodo mafioso. L’indagato è ritenuto un appartenente alla nota famiglia mafiosa dei “Barcellonesi”.

L’agguato del 2006: otto colpi di pistola​Il provvedimento, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Messina su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, riavvolge il nastro fino al 13 aprile 2006. Quel giorno, a Barcellona Pozzo di Gotto, un 31enne del luogo fu vittima di una brutale aggressione armata nei pressi della propria abitazione. L’uomo venne raggiunto da ben 8 colpi di pistola, ma riuscì a sopravvivere.

​Le indagini condotte nell’immediatezza dei fatti si rivelarono infruttuose: non fu possibile individuare l’autore materiale né il movente e, in quella prima fase, l’episodio non sembrò riconducibile a dinamiche di tipo mafioso.

La svolta nel 2022: parlano i pentiti​Il fascicolo è rimasto silente per anni, fino alla svolta del 2022. È stato in quell’anno che gli inquirenti hanno riaperto il caso, incrociando i nuovi elementi emersi dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. ​Grazie agli approfondimenti delegati all’Arma e alla sinergia con la Procura di Barcellona, è stato possibile ricostruire il quadro probatorio a carico del 59enne. Secondo quanto emerso, l’agguato non fu un evento isolato, ma un atto di chiara matrice mafiosa.

Il movente: la guerra per la droga​Quello che nel 2006 sembrava un crimine comune, oggi viene riletto come un regolamento di conti interno. Il movente, secondo gli inquirenti, è da ricercarsi nei contrasti interni alla stessa famiglia mafiosa barcellonese, legati in particolare alla gestione del traffico di stupefacenti nella zona.

​Il procedimento si trova ora nella fase delle indagini preliminari e l’indagato, la cui responsabilità dovrà essere accertata in sede di giudizio, deve essere considerato non colpevole fino a sentenza definitiva.