
La Fp Cgil aveva chiesto l’attivazione del lavoro agile fin dal mattino per i pendolari della zona ionica: «Trasporti bloccati e autostrade a rischio, la misura dell’amministrazione è insufficiente per garantire la sicurezza»

MESSINA – L’allerta è rossa, il ciclone «Harry» incombe, ma la prudenza amministrativa a Palazzo Zanca scatta con il cronometro. In una città sferzata dal maltempo e con le previsioni che annunciano peggioramenti, scoppia il caso della gestione del personale comunale. Al centro della polemica c’è un provvedimento che ha il sapore del compromesso burocratico: niente smart working totale, ma un’uscita anticipata alle 13 per i dipendenti pendolari. Una decisione che sembra andare in direzione ostinata e contraria rispetto alle raccomandazioni arrivate poco prima dalla Prefettura.
Tutto nasce dalle note incrociate che hanno scandito le ultime ore. Da un lato c’è il Prefetto Cosima Di Stani, che con estrema chiarezza ha invitato i dirigenti pubblici a «favorire modalità di prestazione dell’attività lavorativa in forma agile». La ratio è evidente: evitare di intasare le strade e mettere a rischio l’incolumità dei cittadini, considerando che il maltempo potrebbe determinare «situazioni di pericolo per la sicurezza della circolazione».
Dall’altro lato c’è la risposta del Comune. Con una disposizione firmata dal Direttore Generale Salvo Puccio, d’intesa con il sindaco, l’amministrazione ha scelto una via mediana che sta facendo discutere: per i dipendenti che risiedono fuori città, l’autorizzazione è limitata a lasciare l’ufficio alle 13:00 per poi proseguire in smart working da casa. Una misura definita «eccezionale e temporanea» , motivata dalla necessità di agevolare il rientro.
Il cortocircuito logico, però, è nei fatti. Se la viabilità è a rischio, perché obbligare centinaia di lavoratori a mettersi in viaggio al mattino per raggiungere il capoluogo, per poi rispedirli indietro a metà giornata, magari proprio nel picco dei fenomeni atmosferici?
È quanto denuncia la Fp Cgil, che aveva giocato d’anticipo chiedendo l’attivazione immediata del lavoro agile per tutta la giornata del 20 gennaio. Il sindacato aveva sollevato un punto critico ignorato dal provvedimento comunale: molti dipendenti arrivano dalla zona ionica, dove il ciclone sta colpendo duro e dove diversi comuni hanno già bloccato i servizi di trasporto, rendendo di fatto quasi impossibile raggiungere il posto di lavoro.
Mentre la Prefettura guarda alla sicurezza pubblica e i sindacati alla tutela dei lavoratori, la macchina comunale sembra essersi incagliata in un formalismo che rischia di creare più disagi di quelli che vorrebbe risolvere. In una giornata da bollino rosso, la “mezza misura” di Palazzo Zanca appare come una nota stonata nel protocollo dell’emergenza.









