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Gennaio

Taormina, quando la musica finisce resta l’amarezza: il Capodanno della discordia al Palazzo dei Congressi

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Video Palazzo Congressi – Sikily News

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Le luci della festa si sono spente, ma l’eco di quella notte continua a risuonare tra i vicoli di Taormina, portando con sé non la gioia di un nuovo inizio, ma il peso di una promessa infranta. È il 4 gennaio 2026, e quello che doveva essere un brindisi alla speranza si è trasformato, secondo le denunce di Progetto Ricostruzione Taormina (PRT), in un «precedente grave» che ferisce il patto di fiducia tra cittadini e istituzioni.

Tutto ruota attorno a un decreto, il numero 43, firmato dal Sindaco alla vigilia della notte di San Silvestro. Un pezzo di carta che imponeva il silenzio al ritmo sfrenato, vietando il ballo, e tracciava un confine netto: non più di 150 anime avrebbero potuto varcare la soglia del Palazzo dei Congressi. Eppure, le immagini che scorrono sugli schermi dei telefoni raccontano un’altra storia, fatta di corpi in movimento e di un affollamento che, con l’ingresso consentito dopo cena, sembra aver travolto quel limite imposto.

Nel cuore di questa contraddizione, tra la rigidità della norma e la fluidità della festa, si consuma il dramma politico. Perché tra quei volti, spettatori o partecipi di una violazione palese, c’erano proprio coloro che le regole dovrebbero custodirle: l’assessore Sferra e altri amministratori e consiglieri di maggioranza. «Abbiamo seguito quello che è l’iter», è stata la difesa dell’assessore, una frase che suona gelida, quasi burocratica, di fronte al calore dell’indignazione. Per il consigliere Manuli, quelle parole sono solo «propaganda e mistificazione», il segno di una «tracotanza politica» che piega la cosa pubblica alle esigenze di pochi eletti. È il sentimento di un tradimento che brucia: come si può chiedere rigore alla città, se chi siede nel palazzo del potere sembra fare «orecchie da mercante»?
. Alessio Bonesoli, voce di PRT, sottolinea questa dolorosa frattura: la credibilità delle istituzioni vacilla quando l’esempio viene meno.

Quella notte al Palazzo dei Congressi è diventata così una «cartina di tornasole» amara: rivela un metodo di governo dove la legalità rischia di diventare un concetto a «geometria variabile», valido per i molti, opzionale per i pochi. Il richiamo alla legge, spesso evocato dal Primo Cittadino, rischia di svilirsi, perdendo la sua forza morale di fronte a un decreto sindacale disatteso proprio dai suoi fedelissimi.

Oggi, Taormina attende una risposta netta, che sciolga i dubbi e restituisca dignità alle regole. La città ha il diritto di sapere se l’osservanza delle norme sia un dovere universale o se, per qualcuno, la musica possa continuare a suonare, indifferente ai divieti, in una danza che calpesta la coerenza.

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