
Lo storico contesta il trasferimento dei documenti nel Catanese nonostante le garanzie del Primo cittadino. E lancia la proposta: «Si usi l’edificio di via Romagnosi appena acquistato»

MESSINA – Da Messina a Riposto, provincia di Catania. Non è un viaggio di piacere, ma il destino ormai segnato dell’Archivio di Stato. Un trasferimento che brucia, consumatosi in un silenzio che ha responsabili ben precisi, tranne le evidenti eccezioni (una parte di cittadini e la senatrice Dafne Musolino), che riaccende lo scontro politico e culturale in città. A suonare la carica è l’architetto e storico Nino Principato, che affida ai social un duro j’accuse nei confronti del sindaco Federico Basile, mettendo a confronto le rassicurazioni autunnali con la realtà odierna.
La ricostruzione di Principato è impietosa e si basa su un preciso calendario di dichiarazioni. Solo lo scorso ottobre, il Primo cittadino assicurava che il Comune era «pienamente disponibile» e che non avrebbe permesso che il patrimonio lasciasse la città. Si parlava di «soluzioni immediate», di accordi con la Patrimonio Messina Spa e di conferme ricevute direttamente dal Ministero della Cultura. «Passata la festa, gabbato lo santo», scrive oggi lo storico: le carte, le 720 pergamene e gli oltre cinquantamila documenti che raccontano la storia di Messina dal 1184 al 1832 sono stati trasferiti nei locali della Sikelia Archivi, a Riposto.
Ma l’intervento di Principato non si limita alla protesta. L’architetto avanza una proposta operativa concreta, chiamando in causa anche Marco Grassi, recentemente nominato esperto per la valorizzazione del patrimonio storico. Il riferimento è all’acquisto, da parte della Città Metropolitana, dell’ex sede Inps di via Romagnosi per una cifra superiore ai 2 milioni di euro.
Il deputato nazionale di Sud chiama Nord Francesco Gallo, rimasto nel più completo silenzio
Il quesito è diretto: perché non destinare quell’immobile a nuova sede dell’Archivio, proponendone l’affitto al Ministero? Una soluzione che, secondo lo storico, avrebbe dovuto vedere protagonista anche la deputazione messinese a Roma. Principato cita l’onorevole Francesco Gallo, rimasto nel più completo silenzio, invitandolo a trattare con il ministro Giuli o a denunciare il «misfatto culturale» in Parlamento, seguendo l’esempio della senatrice Dafne Musolino che aveva già presentato un’interrogazione in merito.
La nota si chiude con l’amarezza per l’assenza istituzionale all’ultima manifestazione di protesta davanti a Palazzo Zanca. Per l’amministrazione Basile, avverte Principato, è l’occasione per dimostrare un reale interesse verso i problemi della città, oltre le dichiarazioni di facciata.








