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Capodanno a Messina, l’ultimatum animalista: «Stop ai botti o il Comune pagherà i danni». L’arma dell’articolo 13

- 30/12/2025
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Le associazioni stimano che ogni anno in Italia muoiano circa 5.000 animali nella notte di Capodanno.

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MESSINA – La corsa contro il tempo è iniziata. A poche ore dal conto alla rovescia che saluterà il nuovo anno, torna puntuale l’appello per silenziare la città. O meglio, per disinnescare quella che Carlo Callegari, dirigente nazionale del Partito Animalista Italiano, definisce senza mezzi termini «una tradizione pericolosa». La richiesta indirizzata al Sindaco Federico Basile e alle istituzioni cittadine è netta: servono divieti immediati e diffide per fermare i botti di fine anno. Ma questa volta, la leva politica si appoggia su un pilastro giuridico europeo che promette di trasformare l’ignavia amministrativa in responsabilità contabile.

Il richiamo al Trattato di Lisbona

Il cuore dell’offensiva di Callegari non è solo etico, ma squisitamente legale. Il dirigente animalista cita l’articolo 13 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (Trattato di Lisbona), una norma che ha segnato uno spartiacque nella giurisprudenza continentale. L’articolo riconosce infatti gli animali non più come “cose” o beni mobili, ma come «esseri senzienti». Cosa significa in termini pratici per un sindaco? Significa che l’Unione e gli Stati membri devono tenere pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali nella formulazione delle politiche. La tesi del Partito Animalista è che un’amministrazione che consente l’uso indiscriminato di esplosivi, sapendo che questi provocano terrore, ferimento e morte nella fauna urbana e domestica, stia violando un principio sovranazionale. «I Comuni sono responsabili in caso di danneggiamenti», avverte Callegari, suggerendo che le richieste di risarcimento per danni a cose o animali potrebbero presto finire sulle scrivanie di Palazzo Zanca.

Il bollettino di guerra dell’anno scorso

L’appello nasce dai numeri, impietosi, del recente passato. Il bilancio dei festeggiamenti del 2024 (relativo alla notte di San Silvestro 2023) in Italia è stato drammatico: 274 feriti, di cui 12 gravi per colpi d’arma da fuoco e 262 per fuochi d’artificio, con un aumento preoccupante rispetto all’anno precedente. Ma è sul fronte silenzioso degli animali che si consuma la tragedia più vasta. Le associazioni stimano che ogni anno in Italia muoiano circa 5.000 animali nella notte di Capodanno. Cani e gatti, dotati di un udito infinitamente più sensibile di quello umano, vengono colti da attacchi di panico che portano a fughe disperate (causa di numerosi incidenti stradali), infarti o ferimenti nel tentativo di scappare da recinzioni e balconi. A questo si aggiunge la strage dell’avifauna selvatica: uccelli che, spaventati dalle esplosioni, si alzano in volo disorientati al buio, schiantandosi contro vetrate, cavi dell’alta tensione o morendo per arresto cardiaco in volo. Senza contare i danni materiali: auto danneggiate dai residui incandescenti, tende da sole in fiamme e cassonetti distrutti, costi che ricadono invariabilmente sulla collettività.

L’azione di responsabilità

Callegari chiede dunque un atto di coraggio amministrativo: anteporre la sicurezza di «ambiente, persone, animali e cose» alla consuetudine del rumore. La minaccia velata è che, in assenza di ordinanze restrittive efficaci, ogni danno registrato nelle prossime 48 ore potrebbe non essere più archiviato come “fatalità”, ma come una precisa responsabilità istituzionale da far valere in tribunale.

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