
I dati della Regione smontano l’ottimismo di Palazzo Zanca: nella classifica isolana della differenziata la città dello Stretto annaspa nelle retrovie, piazzandosi solo al 345esimo posto su 391 comuni

MESSINA – A Palazzo Zanca risuonano ancora gli echi dell’autocelebrazione, tra slide colorate e trionfalismi sul “Modello Messina” nella gestione dei rifiuti. Ma appena si speengono i riflettori della conferenza stampa della giunta Basile, ecco arrivare la doccia fredda. A tirare la catena, con la precisione di chi conosce la macchina dall’interno, è Daniele Ialacqua, già assessore della giunta Accorinti, che non ci sta a passare per il cattivo della storia e bolla l’intera narrazione odierna con un aggettivo impietoso: «Grottesca».
L’operazione verità
Non si tratta, precisa l’ex amministratore, di negare i progressi fatti. Il punto dolente è il metodo: quella che Ialacqua definisce una sistematica denigrazione del passato (il quinquennio 2013-2018) utilizzata come piedistallo per innalzare il monumento alla gestione attuale. Un’epopea, sostiene, costruita su «dati e fatti non veritieri». E siccome la campagna elettorale – per le comunali o le regionali che siano – sembra già iniziata, l’ex assessore ha deciso di sbugiardare, punto per punto, la retorica del “c’erano solo macerie”.
Il decalogo delle smentite

Ialacqua scende in campo con un decalogo che ha il sapore della rivincita tecnica prima ancora che politica. Primo mito da sfatare: MessinaServizi Bene Comune. Non una “scatola vuota”, come si ama ripetere oggi, ma un’azienda nuova, senza debiti e pronta al decollo, figlia di una scelta precisa di mantenimento della gestione pubblica, difesa proprio da chi c’era prima contro le tentazioni privatistiche dei successori. E i numeri? La guerra è contabile. La differenziata nel 2018 non era ferma all’8%, ribatte Ialacqua, ma aveva già toccato il 18%. I mezzi non mancavano, acquistati fin dal 2016, e il porta a porta non era un miraggio, ma una realtà già avviata in diverse zone della città.
Costi e classifiche
L’affondo più duro arriva sulla sostanza del presente. L’ex assessore ricorda come i costi di gestione siano aumentati, non diminuiti, e come l’eredità del 2013 fosse ben più pesante di quella, “positiva”, lasciata nel 2018. Infine, la stoccata sui piazzamenti, che ridimensiona drasticamente l’aura di eccellenza: «Un modello per chi?», si chiede Ialacqua, sventolando i dati Ecosistema Urbano 2025 che vedono Messina al 76esimo posto tra i capoluoghi italiani e, dato ancor più crudele, al 345esimo posto in Sicilia su 391 comuni per raccolta differenziata. Se questo è un modello, conclude l’ex assessore, forse bisognerebbe intendersi sul significato delle parole.











