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Schifani congela De Luca: “Avversario era, avversario resta”. Fine della commedia

- 29/12/2025
schifani basile de luca

Il Governatore gela le speranze di “inciucio” e blinda la porta: niente poltrone per chi ha tentato la spallata. Tra bluff sulle dimissioni a Messina e casse che piangono, la parabola del leader di Sud Chiama Nord scivola veloce verso l’irrilevanza

Il rumore che si sente arrivare da Palermo è quello secco di una porta blindata che si chiude a doppia mandata. E’ il suono della realtà che irrompe nella narrazione di Cateno De Luca. Renato Schifani ha deciso di non lasciare più spazio all’immaginazione: «Cateno De Luca è stato un mio avversario e tale rimane». Poche sillabe, scandite con la freddezza necessaria a smontare il castello di carte costruito dal leader di Sud Chiama Nord negli ultimi giorni.

L’equivoco su cui De Luca ha provato a giocare, lasciando intendere di avere ancora un certo ascendente sul Governatore o addirittura ipotizzando posti al sole per i suoi fedelissimi (leggasi Lo Giudice), è stato spazzato via. Schifani non ha la memoria corta: chi vota la sfiducia al governo e chi affossa la manovra di stabilità non si siede al tavolo delle trattative. Si siede all’opposizione. «Come è giusto che sia», ha precisato il Presidente, con quel garbo istituzionale che rende lo schiaffo politico ancora più bruciante.

Per l’ex sindaco di Messina è il risveglio da un sogno che assomigliava molto a un’allucinazione. La sua parabola, che nelle intenzioni doveva portarlo a conquistare l’Italia da Palermo a Monza, ha invertito bruscamente la rotta e punta verso il basso con una velocità preoccupante. De Luca si è asserragliato nell’unica roccaforte rimasta, Messina, trasformandola in un palcoscenico per conferenze stampa convocate con ritmi maniacali. Ma la quantità non fa la qualità, e l’iperattività mediatica tradisce un nervosismo di fondo: i risultati amministrativi latitano e il consenso, una volta granitico, si sta sgretolando.

La città dello Stretto è finita ostaggio di una strategia della confusione: il balletto delle elezioni anticipate — annunciate, smentite, forse mai convocate — è un copione stantio, una replica sbiadita dei tempi del “Salva Messina” e delle dimissioni minacciate per alzare la posta. Solo che il pubblico, stavolta, non applaude più. La tattica ondivaga è stata svelata e non impressiona nessuno.

Il quadro finale è impietoso: porte sbarrate nel centrodestra, nessuna sponda nel centrosinistra (visto che il “tesoretto” del 2022 è stato dilapidato), e casse sempre meno piene, visto che i contributi non arrivano più a fiumi come un tempo. La strada per De Luca si fa stretta, solitaria e rischiosa. Il futuro politico dello “Scateno” è un’incognita che sta perdendo rapidamente il suo fascino e sta svuotandosi anche di interesse mediatico.

De Luca caffè
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