Il piccolo Giordano fu dimesso dal pronto soccorso dell’ospedale Garibaldi di Catania nonostante un’occlusione intestinale in corso. Ieri la sentenza di primo grado al termine di un iter giudiziario durato cinque anni.
CATANIA – Si è spento a soli due anni, tra le braccia della madre, per un’occlusione intestinale che gli ha fermato il cuore. Una tragedia consumatasi in appena tre ore dalle dimissioni ospedaliere, che oggi, a distanza di cinque anni, trova un primo punto fermo nelle aule di tribunale. Ieri la giudice Chiara Catalano ha condannato a 2 anni e 3 mesi per omicidio colposo la pediatra Lara Buscema, in servizio al pronto soccorso dell’ospedale Garibaldi di Catania la notte del dramma.
La corsa in ospedale e le dimissioni
Tutto ha inizio in una tragica notte di cinque anni fa. I genitori di Giordano, residenti a Valverde, si precipitano al pronto soccorso catanese perché il bambino non smette di vomitare da ormai ventiquattro ore. Ad accoglierli e visitare il piccolo è la pediatra di guardia, che valuta il quadro clinico non allarmante e ne dispone le dimissioni. Un verdetto che rassicura la famiglia, ma l’illusione dura pochissimo: appena tre ore dopo il ritorno a casa, il cuore di Giordano smette di battere.
L’inchiesta e la perizia decisiva
Distrutti dal dolore ma decisi a ottenere giustizia, i genitori sporgono denuncia, dando il via all’indagine della Procura di Catania. Il pool di consulenti nominato dai magistrati traccia un quadro severo dell’operato medico. Nella relazione depositata, i periti definiscono “censurabile” il comportamento dei sanitari, colpevoli di aver «omesso di diagnosticare una condizione di occlusione intestinale che poteva essere sospettata eseguendo sia un’anamnesi compiuta, sia un esame obiettivo».
Il dettaglio clinico più pesante nelle valutazioni degli esperti ha del fondamentale: nei primi mesi di vita, il bambino aveva subito una pregressa operazione chirurgica all’addome. Alla luce di questo precedente, sottolineano i consulenti, il sintomo del vomito insistente avrebbe dovuto assumere un peso diagnostico completamente diverso. La conclusione dei periti è netta: un ricovero urgente e un tempestivo intervento chirurgico avrebbero, con elevate probabilità scientifiche, salvato la vita al piccolo Giordano.
La sentenza e le reazioni legali
Dopo un dibattimento durato tre anni, il Tribunale ha emesso la sua sentenza. La pediatra è stata ritenuta colpevole di omicidio colposo, ma è stata assolta dall’ipotesi di reato di falso. L’imputata è stata inoltre condannata a risarcire il padre della vittima, che si era costituito parte civile nel processo.
«La positiva conclusione processuale della vicenda non lenisce certo il dolore dei genitori e dei familiari per la tragedia vissuta», ha commentato l’avvocato Mario Di Giorgio, difensore della parte civile. «Può, tuttavia, servire loro come punto d’inizio per tornare a guardare alla vita. Ed è quello che non possiamo che augurarci».
La battaglia legale, tuttavia, non si ferma qui. L’avvocato Salvatore Cannata, difensore della pediatra, ha già annunciato che ricorrerà in appello: «È stato un processo difficile, caratterizzato da opposte valutazioni tra i consulenti del pm e quelli della difesa; questi ultimi hanno confermato la correttezza dell’operato del medico. Sono fermamente convinto che nel dibattimento non sia stata raggiunta la prova della responsabilità della mia assistita. Rispettiamo comunque la decisione del giudice e restiamo in attesa delle motivazioni per proporre l’impugnazione».




