l’Ugl all’attacco su esodi d’oro e pensionati in servizio

MESSINA – Una politica di gestione delle risorse umane definita, con un pizzico di amara ironia, “illuminata”. È un attacco frontale quello sferrato dalla segreteria provinciale dell‘Ugl Autoferro ai vertici di Atm Messina, in una lettera aperta indirizzata all’amministratore unico Pietro Cami e al direttore generale Pietro Picciolo. Al centro della bufera c’è la nuova “architettura gestionale” del personale, che secondo il sindacato viaggia su un doppio, e contraddittorio, binario.
Da una parte, la lente d’ingrandimento del segretario aziendale Antonino Nostro si posa su quelle che vengono definite come le eccellenze delle uscite incentivate. L’Ugl rileva la solerzia con cui l’azienda sta promuovendo l’esodo di dipendenti prossimi, ma non ancora giunti, alla soglia dei 67 anni, un’operazione condotta con una “disponibilità economica encomiabile“. Il sindacato sottolinea che l’accelerazione di questo processo comporta un costo per le casse pubbliche dell’azienda di circa 50.000 euro per ogni dipendente, una manovra peraltro veicolata attraverso “validi consulenti esterni” di cui viene rimarcata la nota vicinanza al management.
Dall’altra parte, emerge però quella che la nota sindacale definisce esplicitamente “la contraddittorietà della longevità“. A fronte di ingenti investimenti per spingere i lavoratori all’addio anticipato, l’Ugl evidenzia la simultanea volontà di mantenere in servizio altro personale ben oltre i 67 anni di età. Un approccio che stride fortemente, sebbene il sindacato precisi di non aver mai sollevato obiezioni in passato quando i trattenimenti in servizio riguardavano figure con un’acquisita e particolare specializzazione, come ad esempio meccanici con esperienza decennale nella riparazione dei motori, difficilmente sostituibili nel breve periodo.
“Qual è la logica strategica sottesa a questo doppio binario? A chi serve tutto questo?” sono i quesiti diretti posti a nome dei lavoratori e della cittadinanza. La tesi dell’organizzazione sindacale è che tali manovre appaiano, a un occhio meno esperto, prive di una reale coerenza industriale, somigliando piuttosto a una gestione “sartoriale” e “ad personam” delle dinamiche lavorative, un fatto ritenuto grave per una società che maneggia soldi pubblici.
Un campanello d’allarme su cui l’Ugl promette di mantenere alta la guardia per comprendere i reali benefici per i contribuenti, ribadendo la necessità che l’equità e il buon senso non vengano derubricati a semplici optional, in nome di un’efficienza che dovrebbe essere l’unico vanto aziendale.




