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Alleanze in Sicilia, il centrodestra prende tempo: la mossa diplomatica di Pogliese su De Luca

- 08/04/2026
pogliese a rei tv

Pogliese: «Si vedrà, ma ci deve essere rispetto reciproco, cosa che non sempre si è registrato in questi ultimi anni»

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Una mossa sulla scacchiera politica siciliana che potrebbe avere ripercussioni ben oltre i confini regionali, ma che per ora si configura come un puro esercizio di diplomazia tattica. Il centrodestra guarda alle mosse di Cateno De Luca senza sbilanciarsi. A delineare i contorni di questo posizionamento attendista tra la coalizione di governo e il movimento Sud chiama Nord è il senatore di Fratelli d’Italia Salvo Pogliese, che nel corso di un’intervista all’emittente locale Rei Tv ha offerto una risposta calcolata al millimetro sul futuro assetto delle alleanze.

L’asse tra Palermo e Roma

La questione non è derubricabile a semplice dinamica locale o a un tatticismo di corto respiro. L’eventualità di un’intesa, ha precisato l’esponente di FdI, «sarà oggetto di valutazione a Palermo così come a Roma». Una dichiarazione che certifica l’importanza strategica del dossier ma che, al tempo stesso, serve a prendere tempo: il bacino elettorale di Sud chiama Nord è un fattore che le segreterie dei partiti tengono in forte considerazione, e ogni decisione in merito passerà inevitabilmente per il vaglio dei vertici nazionali, prima ancora che di quelli regionali. Magari dopo che il risultato delle amministrative messinesi confermerà o meno l’effettivo peso politico di De Luca. In ogni caso è l’avvio formale di una fase di studio in vista dei prossimi decisivi appuntamenti elettorali, senza alcuna fretta di concludere.

Il fattore De Luca: imprevedibilità e pragmatismo

Al centro dell’analisi di Pogliese c’è, naturalmente, la complessa figura del leader di Sud chiama Nord. «Lo conosco benissimo, è stato mio collega parlamentare per tre legislature», ricorda il senatore, tracciando poi un profilo politico dell’ex sindaco di Messina che mescola pragmatismo e attenzione: «È una persona istrionica, molto spregiudicata e quindi non è semplice individuare il percorso che lui ha in mente». Le parole di Pogliese fotografano la difficoltà oggettiva del centrodestra nell’anticipare le mosse di un leader politico abituato a muoversi come battitore libero, capace di repentine accelerazioni e posizionamenti al di fuori delle tradizionali geometrie di coalizione.

La precondizione: il rispetto istituzionale

Il dialogo a distanza, tuttavia, non è una cambiale in bianco ed è subordinato a un preciso cambio di grammatica nei rapporti interpersonali e politici. «Si vedrà, ma ci deve essere rispetto reciproco, cosa che non sempre si è registrato in questi ultimi anni», chiosa Pogliese. Il riferimento è agli scontri aperti e alla dialettica fortemente conflittuale che ha caratterizzato la recente storia politica tra De Luca e gli esponenti della maggioranza. Esercizio di fine diplomazia. Ma magari il retropensiero di Pogliese si rifà a quella immagine di “autostoppista che ti frega la macchina” evocata dagli stessi schermi poco tempo fa dalla senatrice di Italia Viva Dafne Musolino?

Il messaggio diplomatico recapitato al destinatario è dunque chiaro: il centrodestra non chiude formalmente la porta, consapevole che in politica escludere a priori il confronto rappresenta spesso un errore, ma alza una barriera difensiva fissando delle chiare regole d’ingaggio. Prima ancora di sedersi a un ipotetico tavolo, servirà abbandonare le asperità del passato e adottare un registro istituzionale. La palla, ora, passa nel campo avversario e, paradossalmente, soprattutto ai messinesi.

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