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Ex Silos di Messina, demolizione ancora al palo: dopo i topi, i lavori si fermano 6 mesi per gli uccelli protetti

- 02/04/2026
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Il ritorno di balestrucci e gheppi ferma le ruspe: l’ultimatum degli ambientalisti per la nidificazione fa slittare i lavori di un altro semestre

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MESSINA – Non c’è proprio verso di buttare giù gli ex Silos Granai della zona marittima e portuale. Il destino dell’area sembra intrecciarsi costantemente con la fauna locale: dopo l’invasione di topi che aveva rallentato le operazioni nei mesi scorsi, adesso a bloccare le ruspe sono le specie di avifauna protetta. E le associazioni ambientaliste tornano a fare muro, carte bollate alla mano.

La nuova diffida degli ambientalisti

Con una nota formale inviata al commissario del Comune, alla prefetta e ai Carabinieri Forestali, WWF Sicilia Nord Orientale, Lipu Messina e Associazione Mediterranea per la Natura (MAN) hanno reiterato l’intimazione a non procedere con i lavori.

Il braccio di ferro non è nuovo. Già il 31 maggio del 2025 le stesse sigle avevano inviato una diffida per tutelare l’attività riproduttiva degli uccelli, regolata dalle leggi nazionali (L.N. 157/92) e regionali (L.R. 33/96). L’istanza, ricordano gli attivisti, era stata recepita: “I lavori sono stati correttamente rinviati”. Tuttavia, l’Amministrazione non ha approfittato del periodo di assenza delle specie – da fine settembre ai primi di marzo – per completare lo smantellamento.

Il ritorno di Balestrucci e Gheppi

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Oggi lo scenario è cambiato e il tempo utile è scaduto. Mentre si apprende dalla stampa dell’avvio delle demolizioni alla vicina Casa del Portuale e dello smantellamento della struttura esterna in ferro degli ex Silos, la natura ha ripreso i suoi spazi.

Il monitoraggio delle associazioni parla chiaro: nell’area si sono già reinsediati i Balestrucci (Delichon urbica), piccoli migratori che svernano in Africa per tornare in Europa a nidificare, costruendo i loro tenaci rifugi di fango sotto i cornicioni. Non solo: tra le strutture portuali è stato nuovamente osservato il Gheppio (Falco tinnunculus), un piccolo rapace che rientra tra le specie particolarmente protette.

Il rischio di sanzioni penali

Il monito indirizzato alle istituzioni è severo ed entra nel merito delle conseguenze giuridiche per chiunque tenti di forzare la mano. Distruggere i nidi in questa fase non è solo un danno ambientale, ma un reato.

Le associazioni ricordano che la normativa nazionale vieta categoricamente di distruggere o danneggiare deliberatamente nidi e uova. Inoltre, il codice penale è pronto a scattare: dall’articolo 635 per il danneggiamento della fauna selvatica (considerata patrimonio indisponibile dello Stato), fino agli articoli 544 bis e 544 ter, che puniscono severamente l’uccisione intenzionale e il maltrattamento degli animali qualora la rimozione dei rifugi provochi morte o sofferenza.

Ruspe spente fino a settembre

La road map tracciata dai portavoce Deborah Ricciardi (MAN), Vita Raiti (WWF) e Rosario Sardella (LIPU) non ammette deroghe: l’edificio degli Ex Granai non si tocca finché non terminerà il periodo riproduttivo.

Il blocco richiesto parte dall’attuale fase di insediamento e si estende fino ad almeno il 20 settembre. Le associazioni diffidano il Comune dal procedere prima di quella data, precisando che serviranno in ogni caso sopralluoghi mirati per certificare la reale partenza degli esemplari alla fine della riproduzione. L’invito finale all’Amministrazione è quello di verificare sempre la presenza di nidi prima di avviare qualsiasi demolizione in città, per non violare le norme vigenti. Per gli ex Silos, insomma, l’attesa continua.

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