Il sindacato punta il dito contro l’Azienda Trasporti: “Rotazioni chirurgiche e trasferimenti punitivi per chi aderisce alla nostra sigla, annullati in caso di disdetta”. Proclamato lo stato di agitazione: senza un confronto immediato sarà sciopero generale contro le discriminazioni.

MESSINA – Un’accusa pesantissima scuote i vertici dell’Azienda Trasporti di Messina. La segreteria sindacale dell’UGL ha sollevato il velo su quella che definisce senza mezzi termini una “prassi inaccettabile”: “trasferimenti mirati e punitivi nei confronti dei dipendenti colpevoli, a detta del sindacato, unicamente di aver scelto di aderire alla loro sigla. Il clima in azienda si fa rovente e lo spettro di una mobilitazione si fa sempre più concreto”.
Secondo la dura denuncia dell’UGL, l’escalation ha avuto inizio nel mese di dicembre, periodo in cui si è assistito a una rotazione del personale definita “chirurgica”. Lavoratori storicamente impiegati in settori nevralgici dell’azienda — come la Sala Meta, il servizio Carro Attrezzi e il Front Office — sarebbero stati improvvisamente ricollocati in altre mansioni in concomitanza con la formalizzazione della loro iscrizione all’UGL.
Il dettaglio più inquietante sollevato dal sindacato riguarda la sospetta “reversibilità” di questi provvedimenti. La nota evidenzia infatti come, a seguito dell’eventuale cancellazione dal sindacato, i lavoratori tornassero “magicamente” alle loro postazioni originarie. Una dinamica che l’UGL bolla come una palese trasformazione del potere organizzativo aziendale in uno “strumento di ritorsione e ricatto”, accusando l’ATM di agire in aperta violazione dell’articolo 15 dello Statuto dei Lavoratori.
Il sindacato allarga il campo e punta il dito anche contro un “vergognoso attacco mediatico” e un’operazione di fango senza precedenti, subita in occasione del boom di nuove iscrizioni. L’amarezza cresce dal confronto con episodi analoghi: l’UGL fa notare come a febbraio, di fronte a operazioni simili di tesseramento riguardanti altre organizzazioni sindacali, ci sia stato un “silenzio assordante”. Nessuna rotazione punitiva, nessuno spostamento improvviso.
Da qui, i pressanti interrogativi rivolti direttamente ai vertici aziendali: le rotazioni del personale seguono criteri oggettivi e trasparenti o sono “delegate agli umori di altre sigle sindacali”? E ancora, il sindacato chiede pubblicamente per quale motivo i diritti costituzionali dei propri iscritti vengano calpestati, mentre per altri sembrerebbe vigere un “regime di totale impunità e privilegio”.
Stato di agitazione: l’ultimatum all’azienda
La misura è colma. L’appartenenza sindacale, ribadisce la segreteria UGL, non può trasformarsi in un criterio di selezione o in uno strumento di mortificazione professionale. Denunciando un clima di tensione e una disparità di trattamento ormai oltre il livello di guardia, il sindacato ha ufficialmente dichiarato lo stato di agitazione.
L’ultimatum ad ATM non lascia spazio a interpretazioni: in assenza di una convocazione urgente e di un atto risolutivo concreto da parte dell’azienda, l’UGL attiverà tutte le procedure previste dalla normativa vigente per indire uno sciopero generale. Un’azione ritenuta inevitabile per tutelare la dignità dei dipendenti e porre un freno definitivo a ogni presunta forma di discriminazione.




